Lei è lì. Seduta davanti ad una delle entrate laterali del Duomo, la vedi? Sorride a chi le passa davanti, porgendo un bicchiere di plastica contenente qualche centesimo. La vedi? Non distogliere lo sguardo, guardala. Non posso dirti come si chiama, non voglio comprometterla. Ti dico solo che viene dalla Romania.

Una sera passeggiavo a Como con un’amica e la incontrammo in quello stesso punto dove tu la vedi ora. Era già buio, per fortuna non faceva freddo. La mia amica è una ragazza strana: passandole vicino, le chiese da dove veniva e come si chiamava. Mi sorprese molto, io non lo avrei mai fatto. Inizialmente mi dimostrai diffidente… con il senno di poi, spero che non l’abbia capito. Ero convinta che quella donna fosse una di quelle false mendicanti, che trascorrono il loro tempo ai bordi delle strade perché non hanno voglia di trovare un lavoro. Ne avevo già incontrata un po’ di gente di quella risma; mi vergogno quasi ad ammetterlo: ero diventata cinica. Poi iniziammo a parlare. Lei ci raccontò della sua attuale situazione e un po’ del suo passato: ha una trentina di anni ed è venuta qui in Italia con gli unici vestiti che indossa e con una banconota da venti euro. Il motivo per cui è venuta proprio qui è facile da immaginare: si diceva che da noi fosse facile trovare un lavoro.

Là in Romania non c’è posto per le donne, tante finiscono sulla strada. Ha tre figli in Romania, sai? Vuole dare loro un futuro migliore, così ogni volta che racimola dieci, venti euro li spedisce subito a loro. Il più piccolino ha quattro anni; quando li sente al telefono, le dicono di stare attenta, che c’è tanta gente brutta in giro. Scommetto che ora sta pensando a loro. Quando ha raccontato a me alla mia amica dei suoi figli si è messa a piangere. Ci disse che voleva tornare a casa, che le mancava la sua famiglia, ma non riusciva a trovare i soldi per il viaggio. Le servono solo ottanta o novanta euro.

Se ti avvicini, vedrai che ha degli occhi dolcissimi, che stonano così tanto con il suo ruolo di clochard. Peccato che nessuno si fermi mai a parlare un po’ con lei, neanche tu lo farai, lo so. Ma lei non te ne farà una colpa, ti capisce: pensa che in Italia ci siano così tanti stranieri a chiedere la carità, che gli italiani si sono stancati di vederli ovunque. Lo vede dai nostri sguardi e si vergogna, perché tante di quelle persone che escono dalla Messa hanno la sua età e le lanciano occhiate fredde, come se fosse una delinquente. Non ha mai fatto nulla di male e darebbe qualsiasi cosa per lavorare, piuttosto che fare l’elemosina, ma è una rumena – se ne sentono in giro tante sui rumeni! – e nessuno si fida a trovarle un’occupazione. Lei crede in Dio e sa che la sta guardando in questo momento, Lui sa perché è costretta a chiedere soldi agli altri e almeno Lui non gliene farà una colpa. Spera anche che un giorno la aiuterà a tornare a casa, ma su questo punto è pessimista.

Da brava studentessa sciocca quale sono, tanto persa sui libri di scuola e a trovare argomentazioni edificanti sull’immigrazione per le ore di conversazione, le dissi di non disperare, che la vita è lunga e che non si può mai sapere cosa accadrà in futuro. Lei mi guardò e sorrise con tanta comprensione, facendomi capire che le mie erano solo le parole vuote di una figlia del progresso.

Che ne dici di avvicinarti ora? Non avere paura: non vuole derubarti. Due euro per te non sono niente, non saranno mai impiegati meglio. Lei ti ringrazierà con il suo sorriso dolce e pregherà Dio di benedirti. Tu tornerai a casa con il cuore un po’ più pesante.

Roberta Maestri
Classe VLA