Dei graffiti in città si è fatto, soprattutto ultimamente, un gran parlare. E spesso questa discussione ha riguardato il modo di cancellarli o di limitarne la diffusione. A tutti sarà capitato di ascoltare, di fronte ad una parete inbrattata, commenti infastiditi o addirittura scandalizzati e qualche volta, magari, li abbiamo fatti anche noi. Indubbiamnete certe scritte, alcuni scarabocchi hanno tutto il carattere del dispetto o dello sfregio e non possono apparire che come sgradevoli, ma forse c’è dell’altro, un diverso modo di guardare a questa strana forma di espressione, che sembra nuova ma è anche la più antica.

Il dubbio ci viene perché alcuni, tra questi disegni, tags e stencils, dimostrano chiaramente di rispondere ad un preciso progetto espressivo e rivelano spesso una notevole dose di bravura tecnica. E se provassimo a vederli con occhio artistico come dinnanzi ad un quadro presente in una mostra? L’intera città potrebbe divenire un museo a cielo aperto: non un semplice contenitore di opere d’arte ma uno spazio vivo in cui le immagini vengono continuamente create e cancellate, sostituendosi le une alle altre.

La prima tappa del nostro percorso potrebbe essere la zona ‘Como Borghi’.
Sui muri bassi di via Carloni, che fiancheggiano i binari della ferrovia Nord, compare un gran numero di graffiti e scritte colorate che quasi si accavallano le une sulle altre e che talvolta riesce addirittura difficile decifrare. Viste tutte insieme sembrano un grande affresco astratto o un geroglifico impazzito. Proprio qui capiamo cos’è una ‘TAG’: si tratta di una firma che il writer lascia sui muri della città, come per marcare il territorio in cui è passato a lavorare. La cosa strana è che non si tratta né di lettere vere e proprie e nemmeno di disegni: sono un po’ l’una e un po’ l’altra cosa, un terreno di confine che fonde linguaggio verbale e linguaggio non verbale.

I graffiti di via Carloni

La seconda tappa della nostra avventura alla ricerca dei graffiti più interessanti della città ci porta poco più avanti, all’ingresso dell’Istituto Casnati. Qui scopriamo un intervento di BLU, un artista che ha iniziato a farsi conoscere nel 1999 con alcuni graffiti nel centro di Bologna e che oggi lavora ed espone a Londra, Berlino, Lisbona e un pò ovunque nel mondo. Blu ha sviluppato la sua tecnica pittorica passando dall’uso delle bombolette spray all’uso di vernici a tempera, stese con l’aiuto di rulli montati su bastoni telescopici che ingrandiscono smisuratamente la superfice pittorica delle sue opere.

Il dipinto murale di Blu

Le immagini dipinte da Blu sembrano avere la semplicità di un disegno infantile o primitivo e, usando quasi sempre solo il bianco e il nero, trasformano la parete in un foglio gigantesco, diventando letteralmente un pezzo di città.

Proseguendo nel nostro cammino nei pressi del dadone, vicino all’ingresso di un grande supermercato, abbiamo notato un altro intervento dalle grandi dimensioni, capace di coprire due pareti di uno stabile industriale destinato ad ospitare uffici.
L’opera, che riproduce l’Asilo Sant’Elia, una delle più celebri creazioni dell’architetto comasco Giuseppe Terragni, sembra apparentemente avere qualcosa in comune con il graffito di Blu. La figura è anche qui realizzata in nero su fondo bianco, ma la semplicità della tecnica usata è solo apparente: l’immagine dell’asilo è l’elaborazione grafica di una foto, molto dettagliata e lontana dalla semplicità primaria delle figure di BLU. Il graffito, però, riesce ancora una volta a trasformare davvero un pezzo di città, cambiando volto ad un edifico etrasformandolo in un altro. Inoltre si può riconoscere su queste pareti un’altra caratteristica fondamentale del graffito. L’immagine non è mai finita una volta per tutte, ma continua a vivere rigenerandosi.

Il 'finto' asilo Sant'Elia

Così, sulle pareti dipinte del finto asilo di Terragni, mani diverse da quelle dell’autore hanno realizzato altre tags e altri graffiti, arricchendo la natura dell’opera originaria con il colore e rendendo ancora più credibile l’illusione di un palazzo che esiste solo nella finzione della pittura. L’ultima tappa compiuta è stata al Centro Diurno, su viale Innocenzo XI, dove troviamo un’ intera raccolta di graffiti realizzati qualche tempo fa.
La parte interna della palazzina, che si affaccia sul parcheggio degli autobus, sembra quasi una palestra per i Writers e i pittori del muro. I graffiti non sono sovrapposti l’uno sull’altro ma dialogano tra loro come un mosaico che ricopre di colori ogni struttura e ci permette di apprezzare un’altra vocazione naturale della pittura murale urbana. Si tratta infatti di un’arte plurale in cui le opere non si accontentano di rimanere in uno spazio definito: come quello di un quadro, ma vivono al contatto con l’ambiente cittadino e con le altre opere.

I graffiti del centro diurno

Rafforzando l’idea del museo all’aperto dalla quale siamo partiti, ritroviamo anche qui un certo sapore di antico, quale l’esposizione agli agenti atmosferici che conferisce al colore un senso di usura e di vissuto e l’idea di visionare sempre, senza protezioni ed in un contesto insolito, delle opere artistiche fuori dai canoni tradizionali.

Sicuramente dopo aver compiuto questa visita non possiamo non rimanere colpiti da quante forme di arte ci circondano ma non possiamo nemmeno mantenere le nostre idee ‘ostili’ a questo tipo di cose; cercando di incoraggiare queste forme di vera arte e scoraggiando maggiormente gli atti di vandalismo finalizzati al divertimento che, al posto di abbellire parti di città abbandonate, deturpano monumenti e opere pubbliche.

Andrea Gazzola & Rosalinda Cipro
Classe 2 SA