Il giorno 26 marzo nell’aula magna del liceo classico “Volta” di Como è stato presentato il libro “Sedie vuote. Gli anni di piombo: dalla parte delle vittime”. Erano presenti alcuni curatori del libro e alcuni studenti di un liceo di Trento.

“Ci dispiace”.
“Lui se n’è andato”.
“Lei non tornerà mai più”.
Sono queste le parole che si sono sentiti dire i familiari delle vittime di quel periodo che interessò l’Italia grossomodo dal 1969, l’anno della bomba di Piazza Fontana, alla strage di Bologna nell’agosto 1980. Un arco di tempo pieno di rabbia e di dolore che prende il nome di “anni di piombo” e che tuttora lascia aperte grandi ferite.

Il terrorismo italiano si sviluppò dopo la strage alla Banca Nazionale dell’Agricoltura. Giuseppe Pinelli cadde, non si sa come, dalla finestra della questura di Milano. Fu accusato dell’accaduto il commissario Luigi Calabresi, che al momento del fatto, come fu accertato, si trovava in un altro ufficio. Da allora iniziò una martellante campagna di denuncia e quasi ottocento intellettuali firmarono un “Appello de L’Espresso contro il Commissario Calabresi”, in cui Calabresi veniva additato come il responsabile della fine di Pinelli.

Il commissario venne ucciso il 17 maggio 1972 con due colpi di pistola e da allora l’Italia non fu più la stessa. Stragi e omicidi, cadaveri eccellenti: persone che avevano tentato di cambiare volto al loro Paese, che avevano denunciato la deriva di illegalità alla quale l’Italia sembrava abbandonarsi, persone coraggiose che non avevano avuto paura di lottare. Il terrorismo ha ricambiato il loro impegno uccidendole. E accanto ai loro familiari solo “sedie vuote”.

La copertina

Ed è proprio questo il titolo del libro scritto da alcuni ragazzi di un liceo di Trento, frutto di interviste con i familiari delle vittime degli anni di piombo: Mario Calabresi, figlio del commissario Luigi Calabresi, assassinato nel 1972; Benedetta Tobagi, figlia di Walter Tobagi, giornalista e scrittore ucciso nel 1980; Silvia Giralucci, figlia di Graziano Giralucci, agente di commercio morto nel 1974; Manlio Milani, marito di Livia Bottardi, assassinata nel 1974 nella strage di Piazza della Loggia a Brescia; Giovanni Ricci, figlio di Domenico Ricci, uomo della scorta di Aldo Moro, caduto il 16 marzo del 1978; Alfredo Bazoli, figlio di Giulietta Banzi, rimasta vittima della Strage di Piazza della Loggia, Agnese Moro, moglie di Aldo Moro, statista rapito per 55 giorni e poi ucciso il 9 maggio 1978; Giovanni Bachelet, figlio di Vittorio Bachelet, vicepresidente del CSM assassinato nel 1980; Vittorio Bosio, che nella strage alla Stazione di Bologna del 1980 perse la sorella Annamaria, il cognato Carlo e il nipotino Luca (la famiglia Mauri di Como); Sabina Rossa, figlia di Guido Rossa, operaio e sindacalista ucciso nel 1979.

Il titolo del libro è nato da un episodio particolare. Raccogliendo la testimonianzia di Manlio Milani sulla moglie, i ragazzi si sono accorti che alla sua destra una sedia era rimasta vuota. Per tutta l’intervista, Milani tenne una mano sullo schienale della sedia, come se la moglie fosse seduta lì. Questo rappresentò, agli occhi dei ragazzi, il simbolo della sofferenza e della nostalgia che i familiari provano per i loro cari tragicamente scomparsi.

In questi dialoghi sono state toccate non solo le questioni più delicate e cruciali della storia recente della nostra democrazia, ma anche dimensioni fondamentali per la memoria collettiva, quali quelle del dolore, della verità, della giustizia, del perdono, del silenzio e delle parole, della violenza, della responsabilità, della solitudine, della solidarietà umana, delle condizioni per la costruzione di una cittadinanza attiva. Si è voluto raccogliere le testimonianze dei familiari delle vittime del terrorismo e di coloro che sono stati colpiti dallo stragismo (Brescia e Bologna). A queste, va aggiunto il dialogo con Giancarlo Caselli, attraverso il quale si è inteso approfondire il ruolo della magistratura nel periodo degli anni di piombo.

Il ricordo per tentare di capire quel che è accaduto.
Il ricordo per far sì che quell’assurdo periodo di terrorismo non si ripresenti più, perché non nascano altre organizzazioni che, credendo di far giustizia, distruggano lo stato di diritto.
Il ricordo per andare al di là dell’oblio.
Il ricordo per commemorare uomini e donne senza paura, non solo le vittime, ma anche i superstiti, che hanno avuto il coraggio di andare avanti. Soli.

Francesca Russo
4 PD

Annunci