Nodar Kumaritashvili

Una tragedia ha insanguinato la vigilia dei giochi olimpici invernali di Vancouver: Nodar Kumaritashvili, 21 anni, atleta georgiano, è morto durante le prove finali della specialità slittino. Seppure molto giovane, dopo molti sforzi e rinunce, Nodar era riuscito a coronare il suo sogno, coltivato con profonda abnegazione: arrivare alle olimpiadi e gareggiare con i colori della sua nazione per conquistare una medaglia.

Lì, in Canada, in terra straniera, tra la neve scesa copiosa, Nodar  immaginava di salire sul podio, con le lacrime agli occhi e con lo sguardo al cielo in segno di ringraziamento, in segno di riscatto per la sua povera e travagliata terra d’origine. Voleva conquistare la palma di idolo georgiano.

Il giorno delle prove finali, Nodar si è presentato sulla pista, determinato più che mai a compiere l’ultima discesa. Attimi intensi e poi…VIA! La sua performance è incominciata: sdraiato sullo slittino, con il cuore che batteva forte…poi una curva eccessivamente pronunciata percorsa ad una velocità troppo sostenuta…e BOOM…il suo cuore sognatore si è spento per sempre. Nodar non è riuscito ad aggrapparsi allo slittino, forse a causa dell’alta velocità o della scarsa esperienza.

Il suo giovane corpo è stato sbalzato via oltre la barriera di sicurezza alla velocità di circa 150 km/h;  schizzato fuori dallo slittino, ridotto ad un brandello volante, si è schiantato contro uno dei pali metallici che costeggiano il tracciato per le gare. Le immagini dell’incidente sono agghiaccianti, perché testimoniano la fine di una giovane esistenza. Inutili i soccorsi, inutili gli sforzi per rianimare il ragazzo: l’impatto è stato troppo violento. La sua vita si è spezzata su una curva della pista di Vancouver, e con essa il suo sogno di campione.

L’evento ha lasciato senza parole tutti gli altri concorrenti, inebetiti di fronte alla tragica notizia. Dinanzi ad un simile dramma non esiste spirito di competizione che tenga, il dolore e lo sgomento si manifestano spontaneamente. Gli atleti, seppure scossi profondamente nell’animo, hanno gareggiato ugualmente, ma nella cerimonia inaugurale delle olimpiadi, tutte le nazioni hanno osservato un minuto di silenzio per ricordare lo sfortunato giovane, mentre la Georgia sfilava con la bandiera a mezz’asta e un nastro nero in segno di lutto.

Così il mondo dello sport ha omaggiato Nodar, un ragazzo che ha trovato la morte proprio mentre andava incontro alla vita. Ora di lui rimangono solamente il suo migliore amico, lo slittino, e l’immagine dei suoi vent’anni, immolati all’altare di un sogno che l’ha tradito a un passo dal traguardo.

Valentina Bianchi
2PD

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