L’insegnamento della nostra lingua nel mondo tra progressi e ritardi strutturali. L’esperienza della prof.ssa Antonella Polidoro, docente della Società Dante Alighieri in Slovacchia

La fondazione Rosselli, attraverso uno studio realizzato per il Corriere della Sera, ha fatto emergere dati confortanti riguardo alla popolarità e all’interesse per la nostra lingua nel mondo, rilevando che l’italiano è al 5° posto nella classifica degli idiomi più richiesti dagli studenti stranieri.

Da qui nasce però la necessità di consolidare una rete adeguata di istituti di cultura all’estero: la ricerca fotografa infatti una situazione ambivalente, in cui da un lato crescono i successi promozionali e il numero di studenti, dall’altro si registrano ritardi strutturali e mancate riforme.

La maggior parte dei centri culturali per l’insegnamento dell’italiano all’estero è concentrato in Europa e confrontando il nostro con gli altri paesi notiamo che mentre la Francia e la Spagna hanno un numero impressionante di sedi, avendo investito molto nel potenziamento del loro network culturale fuori dai loro confini, l’Italia non ha ancora messo a punto la riforma degli istituti di cultura italiana all’estero, se si eccettuano singole sperimentazioni.

Interessante in tal senso è l’esperienza dell’Istituto di Berlino, gestito da Riccardo Cristin, che attraverso un cambio di rotta è riuscito a dare più qualità alle manifestazioni, aumentando i direttori di chiara fama e riducendo il numero di promossi per anzianità.

Ma la diffusione della cultura italiana nel mondo è possibile anche grazie all’attività di associazioni come la Società Dante Alighieri, che organizza corsi di italiano all’estero. Tra i suoi docenti, la prof.ssa Antonella Polidoro, impegnata a Kosice (Slovacchia) dall’ottobre al dicembre 2009, che ci ha concesso un’intervista.

La lingua italiana è la quinta lingua più insegnata al mondo. In virtù della sua esperienza, quali sono le ragioni di questa popolarità?
Le ragioni della richiesta della lingua italiana all’estero sono per la maggior parte di ordine culturale: non è un caso che la maggioranza dei prestiti linguistici dall’italiano nelle altre lingue riguardi la musica. Un centinaio penetrano perfino nel giapponese. La lingua italiana aveva già in passato un notevole prestigio culturale all’estero. I musicisti italiani, a partire dalla seconda metà del XVI secolo, compongono e suonano in tutta Europa. Un contributo decisivo alla diffusione dell’italiano come lingua della musica viene poi dalla grande fortuna dell’opera lirica, che dalla Francia arrivò nei principali teatri europei: gli autori dei libretti erano italiani, spesso celebri poeti come Metastasio o Da Ponte.

Come giudica la sua esperienza in Slovacchia?
Reputo tale esperienza un contributo fondamentale alla mia formazione di insegnante e di donna: è stata la necessità di intraprendere un viaggio dentro di me che mi ha spinta a partire. Inoltre, è una scelta che ha a che fare con la realizzazione di uno dei miei sogni, cioè poter insegnare italiano all’estero; e se non è emozionante provare a realizzare i propri sogni…

Per quale motivo ha deciso di insegnare all’estero?
Come dicevo, arriva un momento per ognuno di noi di realizzare i propri sogni. A volte in maniera inaspettata, si concretizza una possibilità. Sognavo di insegnare italiano all’estero e ho inviato il mio curriculum presso istituzioni italiane di tutto il mondo. Non mi sono tirata indietro quando alla fine dell’estate 2009 la Società Dante Alighieri di Kosice ha risposto in maniera positiva. Ho confermato la mia scelta nel giro di una settimana, e sono partita. Insegnare la lingua italiana a discenti non madrelingua è stata un’ulteriore tappa nel processo di riflessione linguistica che perseguo da qualche anno. L’esperienza, in Italia, con alunni immigrati ha reso più consapevole la mia professione di docente di lettere: l’insegnamento è una professione che si sceglie per essere parte attiva di un processo educativo, nel quale grande importanza ricopre la comunicazione. “Comunicare” vuol dire “mettere in comune” e, quindi, trasmettere un patrimonio di competenze, di strumenti e di metodi, con i quali poter agire da cittadini consapevoli nella nostra attuale “società della conoscenza”. Non trovavo più motivazioni nella mia professione qui in Italia, mi sentivo molto sfiduciata, e mi sono lanciata nel perseguire il sogno dell’estero proprio in un periodo di profonda sfiducia. Dopo tre mesi di forte esperienza sia professionale che umana, posso dire di sentirmi meglio. Nel tornare a vivere in Italia ho notato che non è cambiato nulla intorno a me, o quasi; ma sono cambiata io.

Quali sono le motivazioni che hanno spinto i suoi allievi slovacchi a scegliere di studiare l’italiano?
Ho tenuto per tre mesi lezioni in corsi privati, per tutti i livelli di conoscenza linguistica, imparando a comprendere le ragioni di una richiesta così forte della lingua italiana tra persone molto in gamba. I principianti erano la maggioranza: due gruppi formati da studenti di età compresa tra i 25 e i 35 anni: lavoratrici qualificate nei settori dell’informatica e dell’insegnamento, studentesse universitarie di Economia e Scienze Infermieristiche; alcune di loro il prossimo anno intendono recarsi in Erasmus in Italia. La loro motivazione per lo studio dell’italiano era in generale la forte volontà di miglioramento della qualità della vita, in funzione delle aspettative di lavoro futuro (collaborazioni con le numerose aziende italiane che investono in Slovacchia, con disponibilità di progetti europei talvolta molto importanti)

Alle lezioni di livello intermedio hanno preso parte con le stesse aspettative allievi di età compresa tra i 12 e i 45 anni: lavoratori qualificati nei settori della sanità, dell’imprenditoria e della giurisprudenza, e due ragazzini di 12 anni. In questo corso è stato necessario proporre lavori diversificati per attivare l’attenzione dell’intero composito gruppo.

A livello avanzato, gli allievi avevano un’età compresa tra i 25 e i 35 anni: studenti di Economia e lavoratori qualificati nel campo dell’insegnamento, che hanno seguito il mio corso anche con l’obiettivo di perfezionare l’italiano per intraprendere studi in università italiane.

Quali sono gli aspetti positivi e negativi dell’insegnamento della lingua italiana all’estero?
Aspetti negativi potrebbero essere, nel caso della mia esperienza in Slovacchia, l’assenza di materiali di consultazione sia per gli insegnanti che per gli studenti, strumenti come libri scritti in italiano, aggiornati e di buon livello, ma anche vocabolari. Una mancanza, questa, che è stata rilevata anche da alcuni insegnanti universitari che lavorano nei dipartimenti di Linguistica nelle Università slovacche. Si tratta di un dato che dovrebbe far riflettere le istituzioni impegnate nella promozione dell’Italia e dell’italiano all’estero.

Quali sono le difficoltà degli studenti slovacchi nell’apprendimento della lingua italiana?
Le maggiori difficoltà a livello morfologico riguardano l’acquisizione del sistema verbale, mentre per quanto riguarda gli aspetti fonetici vanno considerate le differenze tra suoni  palatali del sistema consonantico slovacco e italiano: se prendiamo ad esempio il nome della città che mi ha ospitato, Kosice, teniamo presente che si pronuncia /ko’∫itse/; quindi, grafemi uguali ma suoni diversi.

Quale metodo d’insegnamento ha utilizzato?
Il processo d’insegnamento/apprendimento della lingua italiana a migranti in Italia consente di osservare variabili alquanto diverse rispetto a quelle osservabili nello stesso processo attivato all’estero. A variare maggiormente sono i fattori socioculturali e la motivazione. Per quanto riguarda la Slovacchia orientale, è frequente che l’acquisizione dell’italiano avvenga in parlanti di madrelingua ungherese, ovvero bilingui (ungherese-slovacco o ceco-slovacco).

Da settembre a dicembre 2009 gli allievi della Società Dante Alighieri di Kosice sono stati raggruppati in base a tre livelli di conoscenza linguistica: livello principiante (A1-A2), intermedio (B1-B2) e avanzato (C1-C2). Il supporto didattico in adozione per le attività dei corsi di livello principiante e intermedio è Percorso Italia A1-A2 e B1-B2 di Patota e Romanelli. Per il livello avanzato sono state invece predisposte dispense in fotocopia.

Si è scelto di attivare due corsi per i principianti, uno di livello intermedio e uno di livello avanzato. Accanto al libro di testo, che persegue un approccio comunicativo-affettivo, uno dei metodi utilizzati per insegnare italiano è stata la musica, utile mezzo per attivare l’interesse di un pubblico eterogeneo. Mi sono servita in particolare di testi di noti cantautori contemporanei. Il metodo consiste nel proporre all’allievo la lettura di una tavola sinottica delle occorrenze (il testo delle canzoni adeguatamente predisposto con parole in evidenza). Viene quindi attivata l’attenzione sui testi selezionati attraverso l’ascolto del relativo brano musicale e, solo in seguito, si propone una spiegazione di storia della lingua o di morfologia.


Che tipo di accoglienza ha ricevuto all’estero?

L’accoglienza è per me intesa dal punto di vista delle opportunità che con fiducia mi sono state proposte in quanto italiana all’estero. Sono stata chiamata a rappresentare la nostra lingua nell’ambito della Settimana della Lingua Italiana nel Mondo; si tratta di un’iniziativa che, dal 2001, la Direzione Generale per la Promozione e la Cooperazione Culturale del Ministero degli Esteri organizza in collaborazione con l’Accademia della Crusca per promuovere la diffusione della lingua italiana all’estero.

La manifestazione coinvolge tutti gli Istituti Italiani all’estero che, durante la settimana, presentano un ricco programma di eventi volti ad approfondire il tema, che quest’anno è stato “La lingua italiana tra arte, scienza e tecnologia”. In collaborazione con l’IIC di Bratislava, il Comitato Dante di Kosice ho realizzato per la IX Settimana della Lingua Italiana nel Mondo (dal 19 al 25 ottobre 2009) tre conferenze dal titolo “L’italiano nella musica” (tenutesi presso la sede del Comitato, presso il Liceo Classico S. Tommaso D’Aquino e il Conservatorio della città).

Nella stessa settimana, mi è stata offerta l’opportunità di aprire il confronto con colleghi slovacchi nel corso del seminario “Espresso Made in Italy, oppure il piacere d’insegnare l’italiano” (presso il Metodico-pedagogické centrum di Bratislava).

Inoltre, mi è stato possibile partecipare ad un corso di aggiornamento per insegnanti d’italiano in Slovacchia: è stata un’ottima opportunità di cogliere gli spunti di riflessione sulla didattica dell’italiano in Europa e sulle tendenze dell’italiano contemporaneo, attraverso lo sguardo d’eccellenza di “ponti del sapere” quali i Professori Bultrighini, Bonetta, Cilli, Zaccarello, Giovanardi, Sorella e Trifone.

Qual è la procedura per insegnare all’estero?
Se per procedura intendiamo un iter standard, dobbiamo pensare alle possibilità offerte dal Ministero degli Affari Esteri, attraverso concorsi pubblici. Le possibilità sono però diversificate nel privato, basta avere la pazienza e la voglia di cercarle.

Le alunne della 2 PC
Cappello introduttivo di Cristina Meroni (2 PC)