“CIAO GG C VED X AND INX AL CINE? BAX RIX”.
Questo è solo un esempio di come quotidianamente viene utilizzata la lingua italiana dai più giovani.
Come si è arrivati a tanto?

Mentre i più anziani insistono con l’utilizzo dei diversi dialetti (da pochi compresi), i giovani si dilettano ad abbreviare parole, sopprimere la sintassi, la punteggiatura, senza distinguere i diversi registri linguistici.

Mi è capitato di sentire alla fermata del bus un ragazzino che, rivolgendosi ad una signora, già avanti con l’età, usava erroneamente il tono e il registro linguistico che utilizza con i suoi coetanei, inserendo parolacce ed espressione poco educate con imprecazioni. Una scena deplorevole, ma sempre più frequente…

Tutti i giorni subiamo il negativo influsso della televisione e della tecnologia, che mettono in contatto molte persone, anche lontane, danneggiando la lingua. Sono molti infatti coloro che, credendo di rendere più rapida ed efficace la comunicazione, abbreviano, sintetizzano e ignorano tutte le regole della lingua: ci ritroviamo così con frasi senza soggetto, senza punteggiatura, senza doppie o articoli, con “k” a sostituire il gruppo “ch”.

In un paese dove l’istruzione è un diritto, persiste l’analfabetismo. Oggi analfabeta non è colui che non sa leggere, bensì colui che leggendo non capisce il significato di ciò che legge. Se la scuola, l’informatica e la televisione sono in parte responsabili del degrado della lingua, è importante che ognuno di noi si senta in prima persona coinvolto e si impegni per correggere il proprio modo di parlare e di scrivere, perché è sul nostro esempio che le future generazioni impareranno a parlare.

Il linguista Chomsky già in passato aveva rilevato che ogni individuo alla nascita, grazie al processo di “Lenguage Acquisition Divice” (chiamato anche “LAD”) ovvero strumento per l’acquisizione del linguaggio, interiorizza inconsciamente, sentendo chi lo circonda, le regole generali della lingua, che, crescendo, perfezionerà con lo studio delle eccezioni. Ad esempio, un bambino che chiama gallino (al posto di pulcino) il piccolo della gallina, lo fa perché ha interiorizzato i diminutivi, ma non conosce la norma: questo è valido anche per gli stranieri che apprendono meglio una nuova lingua grazie al processo di “immersione”.

Un altro aspetto su cui riflettere è che in un mondo dove la globalizzazione è il fondamento di buona parte dei popoli, l’obiettivo comune è voler conoscere il maggior numero di lingue senza badare a come effettivamente le si conosce.

L’uomo si distingue dagli altri esseri viventi perché dotato di parola: speriamo solo che non dimentichi come fare ad usarla…

Chiara Malacrida
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