Il divieto dell'uso di un servizio pubblico per i non bianchi ai tempi dell'apartheid

Il termine “apartheid” deriva dalla lingua afrikaans ed ha il significato di separazione, intesa come segregazione razziale promossa dai governi bianchi del Sudafrica al fine di dividere le etnie che convivevano in quel territorio.

La mescolanza di diverse culture nella cosiddetta “Rainbow Nation” (Nazione Arcobaleno) è dovuta in gran parte alla colonizzazione operata dagli europei a partire dalla seconda metà del ‘600 e, in particolare, dagli olandesi, che importarono nel territorio una ingente quantità di schiavi di colore da sfruttare come manodopera.

Questa strategia nasce dalla presunzione della classe dominante, nel nostro caso quella dei bianchi, di potersi arrogare il diritto di classificare alcuni uomini come superiori e altri come inferiori.

L’emanazione della prima legge razziale, scaturita dalla vittoria degli inglesi sugli zulù, una popolazione autoctona con cui gli europei intrattennero una serie di relazioni pacifiche, risale al 1913, data in cui l’Unione Sudafricana stabilisce per legge l’esproprio delle terre ai nativi, ai quali resterà il possesso di una quota del 7% del territorio, definita riserva.

La vera e propria segregazione razziale iniziò, però, nel 1948 con il Prohibition of mixed marriages act, con il quale venivano vietati i matrimoni tra persone di razze diverse, e con il successivo Immorality act (proibizione di relazioni tra bianchi e neri).

Venne istituita una classificazione della popolazione in gruppi razziali (bianchi, meticci, neri e asiatici), e la provenienza era indicata anche sulla carta d’identità.

Il passo successivo viene sancito con il Group Areas Act, con cui vengono istituiti dei quartieri, i ghetti, in seguito alla distruzione delle case dei non bianchi nelle aree riservate alla razza “superiore”.

Non mancarono episodi di protesta messi in atto dalla parte discriminata della popolazione, che si riunì più volte nelle piazze dei piccoli e grandi villaggi per manifestazioni inizialmente pacifiche, che sfociarono ben presto in vere e proprie lotte armate, indette in nome della libertà.

Nelson Mandela fu il più grande leader della rivendicazione dei diritti dei neri, personaggio fermamente convinto della necessità di un dialogo chiarificatore tra i due schieramenti ormai in guerra e che ha pagato con il carcere la totale adesione alle sue idee.

È da precisare che, in Sudafrica, si giunge ad una duplice forma di razzismo: la prima, in ordine cronologico, dei bianchi nei confronti dei neri e la seconda dei neri nei confronti dei bianchi.

Questa situazione è bene illustrata nel libro di Franchi e Miani “La verità non ha colore”, in cui vengono riportate due testimonianze, rispettivamente su una ragazza bianca malmenata dalla fazione opposta, e di Sincelo Apleni, negro, sindacalista a Port Elizabeth (entrambe rese di fronte alla Commissione per la Verità e la Riconciliazione).

“Ho visto scendere dall’auto una ragazza bianca che pareva zoppicasse. Si è diretta di corsa verso la stazione di servizio Caltex dall’altra parte della strada. Allora ho lasciato la mia amica e ho raggiunto di corsa gli altri che si erano messi a inseguire la ragazza. Alla fine sono arrivato per primo davanti a lei: era stramazzata, aveva il viso pieno di sangue e tentava di rimanere seduta. Ho chiesto un coltello ai ragazzi che spingevano dietro di me, mi sono piegato su di lei, a una distanza di quaranta, cinquanta centimetri: l’ho colpita sul petto, un colpo solo. Forse dopo l’hanno colpita anche gli altri, non so. Mentre le davo la pugnalata, gli altri continuavano a tirarle i sassi, tanto che sono stato colpito io stesso da una pietra. Quasi subito è arrivata la polizia e siamo scappati…” (dalla testimonianza di Ambrose Peni, già aderente al PASO, organizzazione studentesca del PAC, Pan Africanist Congress).

Queste invece le parole del ragazzo di colore:
“Mi hanno legato una corda alla vita e mi hanno fatto penzolare al di là del parapetto. Intanto mi chiedevano di Mike Xego e Mkuseli Jack, due nostri compagni. ‘Se non ci dici dove sono, ti uccidiamo qui’. Io penzolavo nel vuoto e ripetevo: ‘Fatelo, non so niente’. Mi hanno riportato a Bethelsdorp: ero svenuto di nuovo. Il giorno dopo mi sono svegliato all’ospedale”.

La lotta tra bianchi e neri attualmente non è più così serrata, ma restano comunque gravi episodi di razzismo nei confronti della popolazione di colore dettati non più dall’esistenza di norme che sanciscono l’inferiorità di una categoria rispetto ad un’altra, ma dall’ignoranza di una classe di persone convinte dell’esistenza di una scala gerarchica in base alla quale giudicare ogni individuo.

L’umanità ha comunque fatto dei grandi passi avanti, soprattutto negli ultimi decenni. La prova lampante di questo progresso è rappresentato dall’elezione del presidente nero degli USA Barack Obama, simbolo di una nazione in cui le diverse etnie stanno imparando a convivere pacificamente nonostante le grandi differenze socio-culturali che caratterizzano ogni comunità presente sul territorio.

Gloria Malgesini
Alice Pasqualin
3 PA