Fonte: uniba.it

25 novembre 2009: giornata mondiale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Questo giorno impone la necessità di fermarsi a riflettere su una realtà tristemente conosciuta: il “gentil sesso” soccombe fisicamente e psicologicamente agli urti provocati da coloro che dovrebbero difenderlo, proteggerlo, amarlo.

La memoria si perde nella notte dei tempi e non posso non pensare a tante figure femminili forti che hanno pagato con la loro stessa vita il prezzo della dignità. Sono veramente lontani i tempi di dantesca memoria in cui la donna aveva acquisito un’altezza morale che la rendeva simile agli angeli: Beatrice strumento di fede, di devozione spirituale, grazie alla quale l’uomo arriva ad una conoscenza di Dio stesso. Oggi sembra proprio che questa realtà “angelica” si dilegui come per incanto.

Secondo i dati ISTAT sono 6 milioni e 740 mila le donne che hanno denunciato di aver subito, almeno una volta nella vita, una violenza fisica e sessuale. La violenza perpetrata sulle donne non è un fenomeno che riguarda solo le realtà povere e sottosviluppate, come spesso siamo abituati a pensare: si consuma anche nelle nostre opulente città, lontano dai clamori assordanti della vita; è una violenza forse più subdola e devastante.

I fatti che quotidianamente ci vengono riferiti parlano di una realtà dura da scardinare, che fa riferimento a una precisa concezione della donna, considerata solo un puro oggetto sessuale, mercificata, quindi sminuita nel suo essere. Assistiamo inermi ad un imbarbarimento dei costumi, espressione tutt’altro che confortante della nostra cara tracotante civiltà occidentale.

L’augurio più sincero e sentito che rivolgo a tutte le donne è questo: la giornata odierna non sia solo una data celebrata “in tutte le salse”, farcita da tanta retorica inutile, ma abbia la forza di generare riflessioni al femminile. Le donne si riapproprino di quel valore fondamentale ed altamente dignitoso che è stato loro affidato da sempre: l’intelligenza sensibile e quella capacità di accogliere, di capire, di generare la vita in tutte le sue forme ed in tutti i suoi aspetti.

Prof.ssa Antonia Abramo

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