Fonte: Lapresse

La pandemia che sta terrorizzando tutto il mondo in questo periodo e che sembra raggiungerà il suo apice quest’inverno intorno a Natale, è nata in Messico nella primavera del 2009 e da lì, trasmessa attraverso i suini, si è diffusa in tutta l’America latina per poi colpire l’intero pianeta. I soggetti più a rischio sono le persone già affette da malattie croniche, per lo più polmonari. Le caratteristiche che più spaventano del virus N1H1, sottotipo del virus A, sono la portentosa resistenza ai climi miti e la sua velocità nel girare il mondo (tre volte maggiore rispetto a quella dell’Asiatica, diffusasi nel 1957). Probabilmente è proprio per queste sue differenze dalle influenze precedenti che il virus sta suscitando reazioni esagerate tra la gente, ma si tratta veramente di un’emergenza mondiale?

Per quanto riguarda il nostro paese, le statistiche ci dicono che dalla comparsa della pandemia, dunque da ottobre, si sono ammalate circa 540 mila persone. In Italia verrà somministrato il vaccino a persone con malattie croniche, a donne al secondo e al terzo trimestre di gravidanza e ai bambini. Il ministro della sanità ci assicura che entro novembre saranno circa 5 milioni gli italiani al sicuro. Purtroppo neanche per loro è detta l’ultima parola, in quanto, come tutti sanno, si sono verificati decessi proprio a causa del vaccino. Effettivamente, la comunità scientifica ha realizzato il vaccino in poche settimane, ma, non avendo avuto il tempo necessario per testarlo, ora la gente rischia la vita sia con, sia senza averne usufruito.

Cambiando continente, non cambia la situazione. Negli USA il presidente Barack Obama ha firmato la dichiarazione di emergenza che permetterà di accelerare i tempi di distribuzione del vaccino; ma i dati parlano chiaro: la pandemia ha già influenzato 40 stati ed ha causato oltre 1000 decessi.

Le previsioni più apocalittiche ci informano che entro la fine dell’anno saranno oltre due miliardi le persone influenzate; catastrofiche quindi saranno anche le conseguenze sull’economia, già abbastanza indebolita dalla recente crisi. Considerata la tragicità della situazione è naturale chiedersi perché si sia aspettato così a lungo, prima di prendere provvedimenti efficaci.

In fin dei conti, anche per quanto riguarda la prevenzione, le regole igieniche ci sono state fornite ad ottobre inoltrato, mentre le Pubblicità Progresso, un mezzo molto efficace per l’informazione, hanno fatto il loro ingresso nelle nostre televisioni solo da circa due settimane. E’ innegabile, dunque, la mancanza di trasparenza nella comunicazione da parte delle autorità. Ne è un esempio il vociferato rinvio dell’apertura delle scuole a settembre, ed ora l’ipotesi della chiusura anticipata di alcuni indirizzi in Veneto. Chissà quando potremo affidarci a comunicazioni che possano realmente essere definite tali, senza correre il rischio di svegliarsi l’indomani con nuove direttive.

D’altro canto dobbiamo comunque considerare che questo non è un virus “cattivo” e che nel corso del suo “tour mondiale” non si è rafforzato. Come afferma E. Tognotti nel titolo di un suo articolo sull’argomento, pubblicato su La Stampa: “Non siamo più nel Medioevo”, e chiaramente è così. Ma allora perché all’alba del XXI secolo una banale influenza terrorizza la popolazione mondiale e rischia di mettere in ginocchio l’economia? Se la nostra società non è in grado, seppur disponendo di risorse come la scienza moderna, di fronteggiare un virus quasi innocuo, allora forse è il caso di cambiare qualcosa, a cominciare dalle modalità di diffusione delle comunicazioni che le nostre autorità hanno adottato. E’ inutile tentare di tranquillizzare la popolazione, quando ormai è palese che quella che ci troviamo di fronte è un’emergenza mondiale.

Lucrezia Rizzi
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