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	<title>La vispa Teresa</title>
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	<description>Il &#34;Ciceri&#34; a portata di click</description>
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		<title>Per non dimenticare: il diario di Giuseppe</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 19:52:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>teresaciceri</dc:creator>
				<category><![CDATA[La giornata della Memoria]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Credevo impossibile che un uomo potesse vivere realmente nel modo descritto da un romanziere. Ora sono persuaso che la fantasia &#8230;<p><a href="http://vispateresa.wordpress.com/2012/01/26/per-non-dimenticare-il-diario-di-giuseppe/">Continua a leggere &#187;</a></p><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=vispateresa.wordpress.com&amp;blog=9808954&amp;post=1578&amp;subd=vispateresa&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Credevo impossibile che un uomo potesse vivere realmente nel modo descritto da un romanziere. Ora sono persuaso che la fantasia non inventa, bensì descrive ciò che non si è provato. Che queste mie parole siano errate, non lo posso asserire perché io stesso  ho passato e sto passando quello che la mia fantasia, un giorno in cui ero tranquillo, percorreva. Di solito tutti gli scrittori, per meglio dire i romanzieri, fanno trovare la gioia e la felicità dopo le terribili avventure passate. Ma questa volta il personaggio di questo romanzo, di queste avventure, sono io e non posso dirmi sicuro di essere in ultimo felice, perché l&#8217;avventura è veritiera.&#8221;<br />
Giuseppe Mauri, 31 dicembre 1944</p>
<p>Queste frasi sono tratte dal diario di Giuseppe Mauri, nato a Cantù il 13 maggio 1921. Cresciuto a Cascina Amata con i genitori, il fratello gemello Natale e altri due fratelli, Luigi e Maria, frequentò il &#8220;Setificio&#8221; a Como. Durante gli anni della Seconda Guerra Mondiale con la divisione dell&#8217;esercito di cui faceva parte, la Piave, entrò in  Roma dove era addetto all&#8217;ordine pubblico della città. Durante la sua permanenza nella capitale, dopo numerosi attriti con i tedeschi, Giuseppe e i suoi compagni furono catturati, disarmati e fatti prigionieri. Fu portato ad Ostia per 15 giorni; qui si occupò di sbarramenti anti-barca e anti-carro e iniziò, come racconta nelle pagine del suo diario, a conoscere molto bene i tedeschi e a patire fisicamente e moralmente. Da Ostia i tedeschi lo deportarono in Germania dove per otto mesi soffrì terribilmente. Il suo fisico era diventato irriconoscibile, e proprio per deperimento organico fu ricoverato, per poi essere rilasciato e mandato a lavorare con i contadini nella regione tedesca dello Spreewald, nel burg Cologne, il 4 maggio 1944.<br />
Giuseppe, insieme ad altri dodici compagni, lavorava sotto un tale signor Nachtenz. Tagliavano legna, coltivavano e si occupavano delle bestie. Da quando si trovava nello Spreewald, la salute era migliorata, e anche le sue condizioni di lavoro, come racconta nel suo diario.</p>
<p>&#8220;In altre condizioni si trova il mio fisico da quando mi trovo nello Spreewald! Il corpo era tutto sporgenze ossee, gli occhi sembravano due fanali, la testa quella di un abitante della Luna. Come gli schiavi ci comandavano al lavoro. Era freddo e siccome ero in deperimento avevo ancora più freddo. &#8220;Avanti, cammina, devi lavorare, sei uno schiavo, ti hanno portato in questo paese al pari di una bestia e le bestie lavorano!&#8221; E&#8217; la civiltà, mio caro; quella civiltà in cui tu credevi; quella civiltà che loro posseggono.&#8221;</p>
<p>I giorni erano tutti monotoni, ogni giorno lo stesso duro lavoro da svolgere, e la guerra continuava a regnare. Nessuno viveva tranquillo, nemmeno i tedeschi dopo l&#8217;arrivo dei russi.<br />
Nel febbraio 1945 i russi erano sempre più vicini, e Giuseppe cercava conforto  tra i baci e l&#8217;amore di una giovane russa. Si susseguiva una serie infinita di avvenimenti, e con questi anche i mesi trascorrevano. Giuseppe si trovava in Germania da oltre un anno, sentiva la mancanza dei suoi cari, specialmente della sua cara mamma, che spesso nomina nel suo diario, e dell&#8217;Italia, la sua amata patria: &#8220;Il re è la patria. E&#8217; per l&#8217;idea di un uomo superbo che mi trovo in questa terra nemica, è per Mussolini ed il suo fascismo che mi trovo lontano dalla mia diletta Italia. Fascismo e nazismo, simboli di sottomissione forzata e di schiavitù.&#8221;<br />
Il rumore delle sparatorie, dei cannoni, si sentiva ogni giorno di più, si avvertiva come vicina la rovina del mondo mentre la Germania bruciava. Giuseppe si sentiva sempre più stanco di quella sua esistenza, sempre più stanco della guerra.</p>
<p>&#8220;Il Signore Cristo é risorto! Oggi è Pasqua, e mi sono recato a seguire la Santa Messa insieme ai miei compagni. Per la Pasqua del &#8217;46 sarò a casa, ne sono sicuro.<br />
Il mio odio contro questo popolo e per il suo capo cresce di giorno in giorno, cresce perché denunciano le bestialità altrui, mentre loro hanno commesso le più atroci. E&#8217; senza cuore questa gente, senza pietà. Figli di tutte le nazioni sono condannati ai lavori forzati e muoiono di fame. Ma hanno il coraggio di dire ad alta voce che combattono per la libertà della nuova Europa.&#8221;</p>
<p>Passata la Pasqua, il 22 marzo i russi erano sempre più vicini, avevano formato un anello e non si poteva più fuggire. Quella stessa notte invasero le zone adiacenti. I soldati tedeschi erano pochi, ma muniti di armi automatiche. I giorni si facevano sempre più duri, e Giuseppe a malapena  riusciva a dormire.<br />
Negli ultimi tempi aveva conosciuto una ragazza tedesca, Luisa. Ogni giorno le dava due uova, aveva poco da mangiare. Giuseppe voleva tornare in Italia, voleva scappare con i suoi compagni e Luisa, la ragazza tedesca dai capelli neri, che ora amava.<br />
Luisa organizzò la fuga di Giuseppe, e i due giovani innamorati vennero ospitati da un amico di lei. Stavano sempre insieme e il 9 maggio partirono per l&#8217;Italia. Fu un viaggio lungo: rubavano qualche bicicletta, salivano su un treno merci, o semplicemente camminavano.<br />
E infine in Italia arrivarono, Giuseppe Mauri ed Helena Lissien Steiner, i miei cari nonni, che purtroppo non ho avuto la fortuna di conoscere. Giuseppe finalmente rivide la sua famiglia, ma non riuscì a riabbracciare il gemello Natale, deportato nel campo di concentramento di Dachau, dove fu ucciso e cremato.<br />
Luisa fu accolta con grande felicità da tutti, nel piccolo paese di Cascina Amata, dove con Giuseppe costruì una famiglia.<br />
Giuseppe morì il 6 agosto del 1977 all&#8217;età di 56 anni.<br />
Luisa morì il 6 aprile 1990 all&#8217;età di 66 anni.</p>
<p>Micol Canu Classe IUD</p>
<br />Filed under: <a href='http://vispateresa.wordpress.com/category/iniziative-scolastiche/la-giornata-della-memoria/'>La giornata della Memoria</a>  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/vispateresa.wordpress.com/1578/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/vispateresa.wordpress.com/1578/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/vispateresa.wordpress.com/1578/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/vispateresa.wordpress.com/1578/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/vispateresa.wordpress.com/1578/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/vispateresa.wordpress.com/1578/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/vispateresa.wordpress.com/1578/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/vispateresa.wordpress.com/1578/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/vispateresa.wordpress.com/1578/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/vispateresa.wordpress.com/1578/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/vispateresa.wordpress.com/1578/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/vispateresa.wordpress.com/1578/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/vispateresa.wordpress.com/1578/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/vispateresa.wordpress.com/1578/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=vispateresa.wordpress.com&amp;blog=9808954&amp;post=1578&amp;subd=vispateresa&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Ricordi di anni difficili: la Resistenza in Valsassina vista dai miei nonni</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 20:04:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>teresaciceri</dc:creator>
				<category><![CDATA[La giornata della Memoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Il prossimo 27 gennaio noi tutti saremo chiamati a soffermarci sulla “Giornata della Memoria”, una ricorrenza istituita il 20 luglio &#8230;<p><a href="http://vispateresa.wordpress.com/2012/01/25/ricordi-di-anni-difficili-la-resistenza-in-valsassina-vista-dai-miei-nonni/">Continua a leggere &#187;</a></p><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=vispateresa.wordpress.com&amp;blog=9808954&amp;post=1569&amp;subd=vispateresa&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il prossimo 27 gennaio noi tutti saremo chiamati a soffermarci sulla “Giornata della Memoria”, una ricorrenza istituita il 20 luglio del 2000 con la legge numero 211 emanata dal Parlamento italiano che ha deciso di aderire alla proposta internazionale di dichiarare il 27 gennaio come giornata di commemorazione delle vittime del nazionalsocialismo e del fascismo, dell’Olocausto e in onore di coloro che, a rischio della propria vita, hanno protetto i perseguitati.<br />
Di quel periodo doloroso e difficile sono giunte a noi varie testimonianze di chi ha vissuto con gli occhi e sulla propria pelle quei terribili momenti che hanno cambiato la storia del mondo e di un’intera generazione. Tra queste testimonianze vi sono anche quelle dei miei nonni paterni, Domenico e Maria.<br />
Entrambi sono nati e cresciuti in un piccolo paese dell’Alta Valsassina, in quegli anni erano solamente due bambini che ora, pur essendo anziani, ricordano ancora, come se fosse ieri, certi avvenimenti e figure che hanno condizionato la loro esistenza.<br />
Mio nonno Domenico è nato nel 1931, in una famiglia contadina; lavorando nei campi, e soprattutto negli alpeggi di alta montagna, ha avuto modo di assistere a molti avvenimenti, soprattutto dopo i fatti dell’8 settembre 1943.<br />
Nonno Domenico ricorda tutti gli sfollati che arrivavano in massa dalle città rase al suolo dai tedeschi, i militari di ogni esercito e nazionalità rimasti allo sbando, senza nessuna direttiva, che cercavano di salvarsi in Svizzera poiché, essendo disertori del regime, avrebbero pagato con la vita la loro scelta.<br />
Queste persone avevano un itinerario ben preciso: tutti con un foglietto in mano cercavano di raggiungere attraverso la Valsassina e l’attraversamento del lago la salvezza in Svizzera, anche grazie all’aiuto di persone come parroci, barcaioli e abitanti del luogo.<br />
Inoltre, pascolando le greggi negli alpeggi, nonno Domenico era spesso a contatto con le formazioni partigiane e alcune volte partecipava in prima persona agli eventi.  Ricorda particolarmente quando nel 1944 fu avvicinato da tre persone, tra queste c’era il Comandante Al che gli chiese dove fosse rifugiato Antonio, un partigiano ferito, e di andarlo a chiamare dal momento che lo volevano visitare e curare. Nei giorni precedenti, durante un assalto alla caserma della polizia ferroviaria di Ballabio, il partigiano Antonio era rimasto ferito ad una gamba ed era stato trasportato poi all’alpeggio di Camaggiore.<br />
Mio nonno, dopo aver ricevuto quell’ordine, andò da lui e gli riferì che tre persone lo cercavano, che una di queste era il comandante Al, ma non sapeva chi fossero gli altri due. Il partigiano, che aveva la febbre molto alta e stava molto male, prese la sua pistola e facendosi aiutare dal nonno raggiunse la chiesetta del paesino, dove, sotto il portico lo attendevano il comandante, un medico dell’ospedale di Bellano e un aiutante. Lì con degli strumenti rudimentali (punta e martello) venne tolto il proiettile dalla caviglia, ripulito l’osso e fasciata la ferita; questo intervento salvò la vita al partigiano.<br />
Mio nonno racconta, quasi commuovendosi, che un altro partigiano, un russo di Rostov, aveva sempre, giorno e notte, il mitra impegnato nella mano destra e che a lui, bambino di 13 anni, sembrava invincibile, tuttavia, durante un rastrellamento in Val Biandino, cadde sotto il fuoco nemico. Venuta a sapere la notizia, Domenico ne fu molto triste.<br />
Il nonno narra anche spesso di quando gli alleati facevano gli “aviolanci”, cioè cercavano di aiutare i partigiani e le popolazioni locali lanciando a terra viveri, vestiario, armi e vettovaglie. I ragazzi come il nonno cercavano, il più in fretta possibile, di recuperarli e consegnarli ai partigiani.<br />
Mio nonno ricorda spesso questi avvenimenti con le lacrime agli occhi, al contrario di mia nonna Maria, nata nel 1938, che invece non rievova volentieri questi fatti e non ama parlarne.<br />
La nonna Maria racconta solamente che durante i rastrellamenti tutti gli abitanti della frazione venivano messi al muro nel piazzale della chiesa e che, solo grazie all’intervento di una signora di origini tedesche che implorava i soldati, la popolazione fu risparmiata.<br />
La nonna narra anche che suo papà, il mio bisnonno, aveva combattuto la Prima guerra mondiale e che durante un rastrellamento nel 1944 fu arrestato e con altre 40 persone portato nel carcere milanese di San Vittore. Dopo 40 giorni lui e una signora furono liberati, gli altri furono invece deportati nei campi di concentramento. Le madri, le mogli e le madri di queste persone andavano spesso a chiedere notizie dei loro cari al mio bisnonno, ma lui, nonostante conoscesse il loro tragico destino, si manteneva sul vago, lasciando una speranza nei loro cuori, assicurava che prima o poi sarebbero stati liberati anche loro, anche perché diceva: ”Se muore anche la speranza, muore tutto.”<br />
Dai racconti che ho avuto la fortuna di ascoltare dai miei nonni, ho capito quanto fosse difficile essere un bambino che vive la guerra e le sue conseguenza. Tuttavia ho anche capito che il ricordo non deve solo restare scritto in un libro, ma tramandato in varie forme alle generazioni future affinchè certi orrori commessi dall’uomo non si ripetano più.<br />
Katia Lazzari Classe VLA</p>
<br />Filed under: <a href='http://vispateresa.wordpress.com/category/iniziative-scolastiche/la-giornata-della-memoria/'>La giornata della Memoria</a>  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/vispateresa.wordpress.com/1569/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/vispateresa.wordpress.com/1569/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/vispateresa.wordpress.com/1569/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/vispateresa.wordpress.com/1569/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/vispateresa.wordpress.com/1569/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/vispateresa.wordpress.com/1569/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/vispateresa.wordpress.com/1569/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/vispateresa.wordpress.com/1569/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/vispateresa.wordpress.com/1569/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/vispateresa.wordpress.com/1569/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/vispateresa.wordpress.com/1569/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/vispateresa.wordpress.com/1569/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/vispateresa.wordpress.com/1569/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/vispateresa.wordpress.com/1569/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=vispateresa.wordpress.com&amp;blog=9808954&amp;post=1569&amp;subd=vispateresa&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Quando un viaggio è qualcosa di più. Intervista ad una studentessa futura volontaria in Senegal</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jan 2012 17:22:59 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Attualità]]></category>

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		<description><![CDATA[Venerdì 11 novembre 2011, per conto dell’associazione “I Bambini di Ornella”, ho intervistato Anna, studentessa del quarto anno del liceo &#8230;<p><a href="http://vispateresa.wordpress.com/2012/01/11/quando-un-viaggio-e-qualcosa-di-piu-intervista-ad-una-giovane-studentessa-futura-volontaria/">Continua a leggere &#187;</a></p><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=vispateresa.wordpress.com&amp;blog=9808954&amp;post=1566&amp;subd=vispateresa&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Venerdì 11 novembre 2011, per conto dell’associazione “I Bambini di Ornella”, ho intervistato Anna, studentessa del quarto anno del liceo “Teresa Ciceri” di Como, la quale, come me l’estate scorsa, vorrebbe recarsi in Africa per un periodo di volontariato come ospite della sopracitata associazione, che da anni lavora attivamente in Senegal, più precisamente a Kelle (villaggio delle Comunità Rurale di Yenne), per aiutare i bambini bisognosi.</p>
<p>“Cosa significa per te viaggiare?”, subito le ho chiesto e lei, con un sorriso, mi ha risposto: “Il verbo “viaggiare” dovrebbe essere sempre connesso al verbo “conoscere”, ma oggigiorno non è così. In passato si parlava di viaggiatori, di persone che viaggiavano con lo scopo di conoscere altre culture, altri popoli; oggi si parla di “visitatore frettoloso”, come lo definisce Todorov, che non ha tempo di conoscere, che si ferma in un luogo per troppo poco tempo e ne visita musei, piazze e chiese, non ha interesse ad entrare in contatto con gli abitanti. </p>
<p>Questi “viaggi lampo”, se così si possono definire, dipendono da vari fattori: la maggior parte della gente lavora e ha davvero poco tempo da concedere alle vacanze, poi va considerato il fatto che entrare a contatto con un’altra cultura, oltre che tempo, richiede impegno, perché bisogna capire cosa sta alla base delle tradizioni, spesso così differenti dalle nostre e inoltre molte volte non si ha nemmeno il tempo di progettare viaggi e ci si affida a quei pacchetti “All inclusive”, dove a te non tocca far nulla, se non prendere l’aereo, l’auto o il treno: al resto non devi pensare, c’è qualcuno che l’ha fatto per te. </p>
<p>Ovviamente la conoscenza dei popoli, in questi pacchetti, è quasi sempre esclusa, spesso perché ai visitatori non si vuole mostrare la realtà così com’è, anche nei suoi aspetti peggiori, perché ai turisti bisogna mostrare solo il bello. Infine, ultimamente si ha la mania di visitare “tutto e niente”, ovvero si fanno quei viaggi in cui si sta fermi due o tre giorni in una città, giusto per aggiungerla all’elenco dei posti già visitati, ma, come dice Saramago “Viaggiare dovrebbe essere tutt’altro, fermarsi più a lungo e girare meno”. </p>
<p>Io voglio mettermi in gioco, non voglio essere una semplice turista, non vado in Senegal per dire “Sono stata in Africa” o per vedere le bellezze del paese, ma per conoscere quello che c’è sotto”. </p>
<p>Vedendola così entusiasta le ho domandato se per lei viaggiare sia una forma di felicità, Anna mi ha riposto con un secco “sì”, affermando che il viaggio è una delle tante facce della felicità, riempie il cuore di gioia. “Non hai paura di rimanere delusa?”, ho insistito io. “No &#8211; mi ha risposto Anna – perchè quando viaggiamo facciamo sempre due viaggi: prima viaggiamo con la fantasia, progettiamo e pianifichiamo, ma, una volta partiti, se ci rendiamo conto che quello che abbiamo davanti non rispecchia le previsioni, non vuol dire che il viaggio sia deludente; un’esperienza come quella che sto per compiere supererà di gran lunga le mie aspettative!”. </p>
<p>Ho concluso l’intervista domandandole se per lei il viaggio sia un motivo di crescita interiore, la sua riposta è stata: “Certo, ogni viaggio lo è, che si parta per volontariato, per divertimento o per un’avventura ci si trova sempre davanti ad imprevisti o situazioni nuove. Credo però che in un viaggio come questo la crescita non sarà immediata, ma avverrà una volta tornata a casa; sono una che dell’Italia vede solo ciò che è negativo, non mi rendo conto che ho tutto e c’è chi sta peggio; parto con la speranza di tornare e iniziare a vedere gli aspetti positivi del mio Paese perché, come ha scritto Soldati “Non capisce, forse, non ama il proprio paese chi non l’ha mai abbandonato almeno una volta”.</p>
<p>Non devo aggiungere altro alle parole di Anna, mi complimento con lei e le auguro buona fortuna. Le si legge in viso che lei non parte per fare la semplice turista, ma per aiutare gli altri, per conoscere davvero quel popolo così diverso, lontano da noi e visto da gran parte della gente come povero e mal organizzato; insomma, parte perché non vuole “giudicare il libro dalla copertina” come invece fanno molte persone.</p>
<p><strong>Stefania Nava<br />
Classe 5 SC</strong></p>
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		<title>Le vie del viaggio</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jan 2012 17:10:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>teresaciceri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>

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		<description><![CDATA[Viaggiare: viaggi dentro noi stessi, viaggi in luoghi fantastici, viaggi verso la vita. Ma cosa significa oggi viaggiare? Siamo ancora &#8230;<p><a href="http://vispateresa.wordpress.com/2012/01/11/le-vie-del-viaggio/">Continua a leggere &#187;</a></p><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=vispateresa.wordpress.com&amp;blog=9808954&amp;post=1557&amp;subd=vispateresa&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_1558" class="wp-caption alignleft" style="width: 103px"><a href="http://vispateresa.files.wordpress.com/2012/01/images-2.jpeg"><img src="http://vispateresa.files.wordpress.com/2012/01/images-2.jpeg?w=529" alt="" title="images-2"   class="size-full wp-image-1558" /></a><p class="wp-caption-text">waresheep	</p></div>Viaggiare: viaggi dentro noi stessi, viaggi in luoghi fantastici, viaggi verso la vita. Ma cosa significa oggi viaggiare? Siamo ancora in grado di essere viaggiatori o siamo diventati semplici turisti?</p>
<p>Il tema del viaggio è stato a lungo trattato da molti pensatori: al giorno d’oggi, con il fenomeno delle migrazioni e degli sbarchi di migranti tanto contestati, viene naturale relazionarsi con i diversi significati e la diversa importanza che un viaggio può assumere.<br />
Tutti, o quasi, nella propria vita hanno provato l’impulso del viaggiatore che si esprime nel desiderio di scoprire se stessi, conoscere il diverso, staccarsi dalla vita monotona di tutti i giorni per fare un’esperienza che segni la nostra esistenza. Mi chiedo se sia ancora possibile provare tali sensazioni. </p>
<p>Come osserva Citati: “Quando inizia il viaggio il ragazzo si accorge che la realtà non ha nulla o ha poco a che fare coi suoi progetti fantastici. Il paese che immaginava giallo è verde, quello che pensava rosso è celeste”. Credo che sia sempre più difficile realizzare il proprio “viaggio fantastico”, distaccare lo sguardo dalla guida dei monumenti per perdersi nei labirintici calli veneziani, negli scantinati più remoti, nelle feste di paese, nella gente. Diventare meno turisti e più viaggiatori per vivere i luoghi non osservarli, conoscere una città, non solo sostarvi. </p>
<p>Come scrive il grande semiologo Todorov : “Il turista fa un’altra scelta: le cose e non più gli esseri umani (…).Il turista è un visitatore frettoloso (…) ma l’assenza di incontri con soggetti differenti è riposante poiché non mette mai in discussione la nostra identità”. A sua volta, Saramago sostiene che “viaggiare dovrebbe essere tutt’altro, fermarsi più a lungo e girare di meno”.</p>
<p>Ma purtroppo il viaggio non sempre è una scelta, basta sfogliare un quotidiano e non mancherà la notizia di qualche barcone approdato, di centinaia di persone scappate da guerre e persecuzioni verso la ricerca di una stabilità, di un lavoro, di una casa. Ecco che il viaggio diventa lotta. Lotta per la vita. Lotta verso la vita. “L’Ulisse odierno non assomiglia a quello omerico o joyciano, che alla fine ritorna a casa, bensì piuttosto a quello dantesco che si perde nell’illimitato” (Magris).</p>
<p>Chi è dunque il vero viaggiatore? La massa di turisti che segue una bandierina colorata, o la folla di gente che su un barcone insegue una speranza?</p>
<p>C’è chi cerca una vita normale e chi vuole scappare da essa per sentire la distanza dalla normalità, avvertire la nostalgia della vita di tutti i giorni per poterla apprezzare di più, scoprire un nuovo paesaggio per amare lo sguardo gettato fuori dalla finestra della nostra cucina. “Ed è il desiderio di tornare non soltanto in patria; ma dappertutto: dove si è stati e dove non si è stati” (Soldati).</p>
<p><strong>Ester Molteni<br />
Classe 5 SC</strong></p>
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		<title>Sherlock Holmes &#8211; Giochi d&#8217;ombre</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Jan 2012 16:28:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>teresaciceri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema e teatro]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura e costume]]></category>

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		<description><![CDATA[E’ un unico geniale colpo di scena il nuovo film della saga di “Sherlock Holmes”, diretto ancora dall’eccezionale Guy Ritchie. &#8230;<p><a href="http://vispateresa.wordpress.com/2012/01/06/sherlock-holmes-giochi-dombre/">Continua a leggere &#187;</a></p><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=vispateresa.wordpress.com&amp;blog=9808954&amp;post=1553&amp;subd=vispateresa&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E’ un unico geniale colpo di scena il nuovo film della saga di “Sherlock Holmes”, diretto ancora dall’eccezionale Guy Ritchie.<br />
L’intricata trama si svolge tra Inghilterra, Germania, Svizzera e Francia, in un continuo mutamento di paesaggi e costumi: la resa storica e delle tradizioni di ogni nazione è stata curata al dettaglio; perfino la musica è stata adattata ai diversi popoli,  contribuendo ad immergere lo spettatore in un’atmosfera multi &#8211; etnica. </p>
<p>Ma ciò che lascia il pubblico letteralmente a bocca aperta sono gli effetti speciali e la brillante interpretazione degli attori protagonisti.  Sebbene l’uso del rallenty sia un po’ eccessivo e non faciliti il coinvolgimento, alcune scene si sono rivelate particolarmente azzeccate: come dimenticare il pathos della lunga, faticosa fuga di Sherlock, Watson e dei loro complici zingari attraverso i boschi? La tensione, l’adrenalina di sentirsi alle spalle i nemici armati e le bombe in avvicinamento sono trasmessi attraverso movimenti straziatamene lenti, che mettono in evidenza le espressioni atterrite dei fuggiaschi. Di grande effetto è anche la scena in cui Sherlock precipita nella cascata insieme a Moriarty: in questo caso il rallenty permette di assaporare fino in fondo lo sgomento per quella che sembra essere la fine definitiva del caro investigatore. </p>
<p>Alle scene rallentate sono contrapposte altrettante interessanti scene veloci e piene d’azione, come l’esilarante rianimazione di Sherlock in extremis: l’investigatore perde i sensi tra le braccia della zingara Sim e il suo cuore cessa di battere. Watson tenta disperatamente di rianimarlo con un massaggio cardiaco, ma non c’è nulla da fare. Improvvisamente il dottore si ricorda del siero regalatogli dall’amico come regalo di nozze: lo inietta direttamente nel suo cuore e nel modo più rocambolesco possibile, Sherlock si riprende e in men che non si dica inizia a correre per il vagone del treno. </p>
<p>Come non commentare, poi, le meravigliose performance di Robert Downey Jr. , alias Sherlock Holmes e di Jude Law, alias Watson. Comici, drammatici, sono stati in grado di dare concretezza ai loro personaggi, conferendogli una fisicità difficile da trovare sul grande schermo freddo del cinema. In particolare Robert Downey Jr. si è distinto per una perfetta caratterizzazione di Sherlock Holmes, un eccentrico e geniale investigatore londinese: l’attore si è dimostrato allo stesso livello di Johnny Depp nei panni di Jack Sparrow, che per l’indole anticonformista e strampalata ricorda molto il personaggio si Sherlock.</p>
<p>Infine è doveroso riconoscere la somiglianza con il racconto di Conan Doyle; il finale, in particolare, ricalca alla perfezione quello originale. Per ovvie ragioni di carattere morale – tra cui figura anche il non rovinarvi il gusto di andare a vedere il film – non vi svelerò i contenuti delle ultime scene. Vi anticipo solo un “The End?”  </p>
<p><strong>Roberta Maestri<br />
Classe VLA  </strong> </p>
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		<title>Bulimia di immagini per un mondo che diventa cieco</title>
		<link>http://vispateresa.wordpress.com/2011/12/17/bulimia-di-immagini-per-un-mondo-che-diventa-cieco/</link>
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		<pubDate>Sat, 17 Dec 2011 08:39:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>teresaciceri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>

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		<description><![CDATA[Il proiettile di una pistola colpisce a distanza: segue il bersaglio come uno sguardo silenzioso prima di infliggere il colpo &#8230;<p><a href="http://vispateresa.wordpress.com/2011/12/17/bulimia-di-immagini-per-un-mondo-che-diventa-cieco/">Continua a leggere &#187;</a></p><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=vispateresa.wordpress.com&amp;blog=9808954&amp;post=1545&amp;subd=vispateresa&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_1546" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://vispateresa.files.wordpress.com/2011/12/tv-guerra.jpg"><img src="http://vispateresa.files.wordpress.com/2011/12/tv-guerra.jpg?w=300&#038;h=204" alt="" title="FILES-GULF-WAR-ANNIVERSARY-KUWAIT" width="300" height="204" class="size-medium wp-image-1546" /></a><p class="wp-caption-text">mtvnews.it</p></div>Il proiettile di una pistola colpisce a distanza: segue il bersaglio come uno sguardo silenzioso prima di infliggere il colpo mortale. E’ spesso un occhio che non vede e non si cura di vedere: semplicemente colpisce, senza macchiarsi di sangue e paura, privando la morte di qualsiasi dignità, spogliandola di ogni sentimento e riducendola ad una visione lontana, ad uno scoppio che si spegne nel silenzio gettando una vita nel buio.</p>
<p>Nella curiosa evoluzione dell’umanità gli strumenti del male si rimpiccioliscono e con essi anche il coraggio, il valore attribuito ad ogni singola esistenza.</p>
<p>Sono finite le epoche degli eroi, dei combattimenti faccia a faccia, spada contro spada, quando ancora gli ideali e l’onore contavano qualcosa nel linguaggio delle armi.<br />
Ora un solo scoppio annienta una vita, dieci vite, cento vite, diecimila vite…e la morte ha la forma di un fungo grigio fatto di fumo, sembra uno scherzo del cielo ma non lo è, è un mostro creato dall’uomo per uccidere i suoi simili.<br />
E questo dolore, questa sofferenza, questo male pianificato e voluto dev’essere mostrato a tutti, al mondo intero, così che possa insinuarsi in ogni casa, turbare ogni coscienza.</p>
<p>Secoli di storia non sono serviti a niente se non a potenziare quella forma di intelligenza umana che è l’astuzia e quella sorta di indifferenza che abbatte il più piccolo accenno di pietà. In fondo, i libri di storia raccontano che la vita è già stata vissuta da altri non molto diversi da noi.</p>
<p>La televisione è l’apice della cronaca moderna e fornisce lo specchio dell’umanità presente e futura con le sue immagini in presa diretta, l’impareggiabile potenza visiva che è in grado di trasmettere. E a che cosa conduce questo continuo bombardamento di informazioni? Qual è il suo effetto sulle persone?</p>
<p>Secondo Alfred Weber innesca due reazioni nell’uomo: l’ansia e la speranza.<br />
C’è ben poca speranza, però, nella visione della morte e della distruzione; assistere a certe tragedie suscita rabbia ed impotenza. L’irreparabile scorre al di là dello schermo reclamando l’attenzione che gli è dovuta, ed è possibile farlo cessare semplicemente premendo un pulsante. In questo modo l’evento che ha ucciso migliaia di persone si trasforma in uno spettacolo, uno show da guardare e commentare, ed a forza di essere ripetuto perde importanza, quasi annoia.</p>
<p>Tutto questo continuo guardare sta rendendo sempre più ciechi, perché non sconvolge fino in fondo l’anima, la rende apatica fornendole il finale di un racconto già scritto.</p>
<p>Le inquadrature precise ci narrano la realtà senza lasciare spazio all’immaginazione , allontanano la verità anziché avvicinarla, educano a credere solo a ciò che si vede: una guerra senza immagini rischia di non esistere. Eppure nemmeno una guerra in telecronaca diretta esiste veramente; migliaia di sfumature sfuggono all’occhio meccanico della telecamera. Sono le parole che mancano in realtà: l’unico mezzo in grado di far sentire l’uomo presente in una situazione anche quando non lo è, di provocare un sentimento toccando le corde del suo cuore.</p>
<p>Perché una nuvola di fumo non commuove, ma l’idea che in quel fumo siano morti dei bambini, delle persone inconsapevoli a cui la morte è piombata addosso all’improvviso e non per opera del destino, ma a causa di un uomo che in alto, dove il cielo è ancora limpido, ha liberato un mostro per sbranare le loro vite indifese: questo commuove.<br />
E commuove sapere i nomi di quelle persone, le loro storie; i loro corpi esanimi, invece, suscitano solo il vago senso di ribrezzo delle cose morte.</p>
<p>La guerra è sempre stata spettacolarizzata perché ha un impatto notevole sull’animo umano e si nutre degli stessi elementi della tragedia: il coraggio e la morte.</p>
<p>I grandi poemi eroici cantavano le gesta di uomini straordinari, insegnando alle generazione future i valori e i culti della società, trasmettevano regole, esempi da seguire.<br />
In quel tempo gli uomini agivano in nome degli ideali e potevano essere giudicati bene o male rispetto a ciò in cui credevano, ora sono abituati a seguire le logiche del potere e dei propri interessi. Il loro egoismo così marcato prende le sembianze di una pallottola sparata a distanza o di un’esplosione dalla quale si preoccupano di tenersi lontani.</p>
<p>Le persone muoiono a grappoli in guerre per le quali non stanno nemmeno combattendo, vengono uccise senza un motivo apparente e, nonostante tutto, le parole tacciono.</p>
<p>L’informazione televisiva narra i fatti preoccupandosi tanto di accompagnarli con immagini significative, ma non mostra l’ingiustizia, non rivendica nessuna morale.</p>
<p>E la gente si perde nella luce azzurrina della televisione senza comprendere il motivo, smettendo perfino di domandarsi perché. Le notizie non si limitano più all’oggettività dei fatti, ma vengono schiavizzate dall’importanza degli ascolti; l’informazione si inchina al suo pubblico.</p>
<p>Mille tragedie individuali vengono ignorate, forse ritenute poco adatte alla trasmissione televisiva, e nessuno le racconta perché le immagini sono più immediate, più reali, della pagina scritta. La televisione può parlare al mondo contemporaneamente, mentre un articolo, un racconto, presuppone una lettura individuale, una riflessione più profonda.</p>
<p>Le parole, però, durano più a lungo nella sfera della coscienza collettiva, hanno un impatto morale maggiore.</p>
<p>Ecco come Oriana Fallaci nel suo libro “Niente e così sia” definisce il male peggiore della guerra: “Niente quanto una guerra, e niente quanto una guerra ingiusta, frantuma la dignità dell’uomo.”</p>
<p>“Dignità” è sufficiente dire questo e gli animi si infiammano; vale più di una sequenza di fotogrammi ripetuti fino a farne perdere ogni senso. Non ci si può sentire impotenti nell’ascoltare la pronuncia perfetta di questa parola con cui si sente l’eco della vita e non della morte, la possibilità di cambiare e di vedere oltre quel fumo drammatico e privo di speranze mostrato centinaia di volte ad occhi sempre più appannati.</p>
<p><strong>Alice Figini<br />
IV PC</strong></p>
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		<title>Da domani nelle sale il secondo capitolo di &#8220;Sherlock Holmes&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Dec 2011 10:21:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>teresaciceri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema e teatro]]></category>

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		<description><![CDATA[Manca solo un giorno all’uscita di “Sherlock Holmes &#8211; Gioco di ombre”, il film che si pensa supererà il record &#8230;<p><a href="http://vispateresa.wordpress.com/2011/12/15/da-domani-nelle-sale-il-secondo-capitolo-di-sherlock-holmes/">Continua a leggere &#187;</a></p><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=vispateresa.wordpress.com&amp;blog=9808954&amp;post=1543&amp;subd=vispateresa&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Manca solo un giorno all’uscita di “Sherlock Holmes &#8211; Gioco di ombre”, il film che si pensa supererà il record di incassi di “Breaking Dawn – parte 1”. La trama si prospetta avvincente quanto quella del primo film e la rinnovata scoppiettante accoppiata Holmes – Watson fa ben sperare. Questa volta la vicenda si sposta fuori dai confini inglesi: la misteriosa morte del principe erede d’Austria mette Holmes sulla buona strada per intercettare il professor Moriarty, il mandante della scomparsa della donna amata e vista per l’ultima volta nel cantiere in costruzione del Tower Bridge.</p>
<p>Una nota di novità è data dall’introduzione di nuovi personaggi: il famoso investigatore non sarà affiancato solo dal fedele Watson, ma anche dal fratello Mycroft e dalla zingara Sim.</p>
<p>Insomma tutto sembra suggerire un successo, a partire dal trailer, che propone alcune delle scene più esilaranti del film; tra le più attese c’è sicuramente quella in cui Holmes assume l’intrigante aspetto di una donna per non farsi riconoscere. Anche se “non è il suo travestimento migliore”!</p>
<p>Alcuni di voi potranno pensare: “Anche il trailer dell’ultimo film di “Pirati dei Caraibi” era pieno di battute divertenti, peccato fossero le uniche!” Vero, ma non bisogna dimenticare che la serie di Capitan Jack Sparrow era al quarto capitolo e che pretendeva di sviluppare una trama già conclusa da un pezzo. La serie di “Sherlock Holmes”, invece, è appena cominciata e, sebbene gli sceneggiatori siano cambiati, il regista Guy Ritchie è rimasto a garantire la qualità del prodotto.</p>
<p>Il trailer, peraltro, lascia alcuni punti in sospeso: non compare, per esempio, la bella Irene Adler, la ladra amata da Holmes. Speriamo che il film sia più esauriente al riguardo, per evitare la ripetizione del fenomeno “Philipp e Serena” ne “I Pirati dei Carabi”: ancora adesso nessuno è riuscito a capire il destino toccato ai due amanti.</p>
<p>Per concludere, non rimane che ricordarvi che l’appuntamento è il 16 dicembre fuori dalle porte del cinema!</p>
<p><strong>Roberta Maestri</strong><br />
<strong> V LA<br />
</strong></p>
<br />Filed under: <a href='http://vispateresa.wordpress.com/category/cultura-e-costume/cinema-e-teatro/'>Cinema e teatro</a>  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/vispateresa.wordpress.com/1543/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/vispateresa.wordpress.com/1543/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/vispateresa.wordpress.com/1543/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/vispateresa.wordpress.com/1543/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/vispateresa.wordpress.com/1543/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/vispateresa.wordpress.com/1543/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/vispateresa.wordpress.com/1543/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/vispateresa.wordpress.com/1543/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/vispateresa.wordpress.com/1543/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/vispateresa.wordpress.com/1543/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/vispateresa.wordpress.com/1543/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/vispateresa.wordpress.com/1543/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/vispateresa.wordpress.com/1543/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/vispateresa.wordpress.com/1543/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=vispateresa.wordpress.com&amp;blog=9808954&amp;post=1543&amp;subd=vispateresa&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Natale a Zurigo</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Dec 2011 15:46:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>teresaciceri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giro del mondo]]></category>

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		<description><![CDATA[Immergersi nel variopinto mondo di Zurigo solitamente significa confrontarsi con una città cosmopolita e multietnica; visitarla a Natale è un’esperienza &#8230;<p><a href="http://vispateresa.wordpress.com/2011/12/14/natale-a-zurigo/">Continua a leggere &#187;</a></p><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=vispateresa.wordpress.com&amp;blog=9808954&amp;post=1535&amp;subd=vispateresa&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_1536" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://vispateresa.files.wordpress.com/2011/12/untitled1.jpg"><img src="http://vispateresa.files.wordpress.com/2011/12/untitled1.jpg?w=300&#038;h=200" alt="" title="Untitled1" width="300" height="200" class="size-medium wp-image-1536" /></a><p class="wp-caption-text">L&#039;albero di Swarovski nella stazione centrale</p></div>Immergersi nel variopinto mondo di Zurigo solitamente significa confrontarsi con una città cosmopolita e multietnica; visitarla a Natale è un’esperienza da non perdere. In questo particolare periodo, infatti, Zurigo, grazie alla presenza di numerose attrazioni, offre una magica atmosfera. </p>
<p>Nella stazione centrale fa bella mostra di sé un albero decorato da cristalli di Swarovski. Nei molti mercatini sparsi per tutta la città, si possono trovare specialità culinarie come lo strudel con crema di vaniglia, il glühwein (vin brulè), la fondue al formaggio,la birra calda, il bratwüst di vitello con salsa di cipolle e infine la raclette.</p>
<p>Zurigo è una città pulita e molto ordinata ma per niente noiosa. Da non perdere una visita all’antico duomo cittadino di Grossmünster, la chiesa madre dei protestanti svizzeri discepoli di Zwingli: si tratta di una costruzione di aspetto prevalentemente romanico, anche se la sua caratteristica peculiare è la parte terminale, composta da due torri gemelle di stile gotico.<br />
Un’altra chiesa molto importante è St. Peterskirche (Chiesa di San Pietro), la chiesa medievale più antica di Zurigo, sorta su un antico castello risalente all’epoca romana. La chiesa vanta una delle più strane attrazioni di Zurigo, l’orologio, che con il suo diametro di 8,70 metri ha il quadrante più grande d’Europa.</p>
<p>Infine, non si può parlare di questa città senza nominare il Reno, che attraversandola crea paesaggi molto poetici prima di buttarsi nell’ampio lago che riflette le vicine Alpi.</p>
<p>Insomma, chi vuole vivere la magia del Natale può regalarsi a Zurigo una vacanza indimenticabile.</p>
<p><strong>Domiziana Franchini<br />
I UD</strong></p>
<br />Filed under: <a href='http://vispateresa.wordpress.com/category/attualita/giro-del-mondo/'>Giro del mondo</a>  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/vispateresa.wordpress.com/1535/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/vispateresa.wordpress.com/1535/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/vispateresa.wordpress.com/1535/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/vispateresa.wordpress.com/1535/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/vispateresa.wordpress.com/1535/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/vispateresa.wordpress.com/1535/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/vispateresa.wordpress.com/1535/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/vispateresa.wordpress.com/1535/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/vispateresa.wordpress.com/1535/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/vispateresa.wordpress.com/1535/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/vispateresa.wordpress.com/1535/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/vispateresa.wordpress.com/1535/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/vispateresa.wordpress.com/1535/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/vispateresa.wordpress.com/1535/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=vispateresa.wordpress.com&amp;blog=9808954&amp;post=1535&amp;subd=vispateresa&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Il manicomio di Mariuccia: Giulia Lazzarini in “Muri &#8211; Prima e dopo Basaglia”</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Dec 2011 19:41:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>teresaciceri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema e teatro]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura e costume]]></category>
		<category><![CDATA[Iniziative scolastiche]]></category>

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		<description><![CDATA[“Non interpreto il personaggio, è lui che parla attraverso di me”. Così Giulia Lazzarini, nota attrice dalla carriera ricca di &#8230;<p><a href="http://vispateresa.wordpress.com/2011/12/11/il-manicomio-di-mariuccia-giulia-lazzarini-in-muri-prima-e-dopo-basaglia/">Continua a leggere &#187;</a></p><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=vispateresa.wordpress.com&amp;blog=9808954&amp;post=1528&amp;subd=vispateresa&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://vispateresa.files.wordpress.com/2011/12/images-12.jpeg"><img src="http://vispateresa.files.wordpress.com/2011/12/images-12.jpeg?w=529" alt="" title="images-1"   class="alignleft size-full wp-image-1532" /></a>“Non interpreto il personaggio, è lui che parla attraverso di me”. Così Giulia Lazzarini, nota attrice dalla carriera ricca di esperienze sia televisive che teatrali, ha definito il suo ruolo di attrice per quel che riguarda l’ultimo lavoro a cui ha dedicato tutta sé stessa: “Muri-Prima e dopo Basaglia”. </p>
<p>Commentando la sua preparazione a tale rappresentazione, Giulia Lazzarini ha tenuto a precisare che tutto ciò che fa sulla scena le appare difficile, problematico, tutto le costa una grande fatica interiore, tutto costa il prezzo di una lotta con sé stessa e le cose. Ma alla fine, sempre, il risultato appare al pubblico semplice, ed è proprio questo lo scopo del suo modo di recitare: rendere tematiche impegnative il più semplicemente possibile, affinché anche lo spettatore possa godere delle stesse emozioni che lei stessa porta sul palco.</p>
<p> “Muri” illustra dettagliatamente il mondo dei manicomi prima e dopo la riforma Basaglia. Inizialmente il manicomio era sostanzialmente un luogo di segregazione, di maltrattamento, posizionato lontano dai centri abitati poiché i malati erano considerati un pericolo per la società. Per far sì che i “disturbati” non dessero problemi di alcun tipo, venivano attuate delle tecniche di contenimento atroci, quali tenere legati al letto notte e giorno i pazienti, alternare bagni gelidi e bollenti, iniezioni di insulina ecc. Si praticavano anche soluzioni chirurgiche: esportare o separare parti del cervello, lobotomia e altre disumane operazioni. </p>
<p>Poco più avanti venne introdotto l’elettroshock, terapia basata sull’induzione di convulsioni nel paziente successivamente al passaggio di corrente elettrica attraverso il cervello. Inutile dire quanti morti all’anno un manicomio arrivava a contare. In seguito alla nascita di alcuni movimenti di antipsichiatria, il 13 maggio del 1978 si giunse all’approvazione della legge promossa da uno psichiatra di nome Franco Basaglia. Essa impose la chiusura dei manicomi e regolamentò il trattamento sanitario obbligatorio, istituendo i servizi di igiene mentale pubblici. Tale riforma voleva soprattutto essere un modo per modernizzare l’impostazione clinica dell’assistenza psichiatrica, instaurando rapporti umani rinnovati con il personale e la società, riconoscendo appieno i diritti e la necessità di una vita di qualità dei ricoverati, seguiti e curati anche da strutture territoriali. </p>
<p>Questo è lo sfondo della rappresentazione teatrale “Muri” che ha visto impegnata Giulia Lazzarini al Teatro Sociale di Como lo scorso 17 novembre. L’attrice di origini milanesi si è immedesimata nelle vesti di un’infermiera psichiatrica triestina, Mariuccia, e ha raccontato il cambiamento che ha vissuto sulla sua pelle. Ha descritto i momenti che hanno segnato la vita professionale e umana dell’infermiera che ha visto bastonare davanti ai suoi occhi centinaia di pazienti e superiori disinteressati che permettevano barbarie di questo tipo. Da condannare era il sistema che, senza un briciolo di umanità, ammetteva tali trattamenti. Proprio grazie alla riforma Basaglia il suo ruolo è cambiato completamente: i dottori non si ponevano più con superiorità arrogante nei confronti del personale e i pazienti erano sollecitati a dare libero sfogo alle loro passioni, come la pittura o il teatro. Con tenerezza la Lazzarini ricorda i rapporti che si stringevano con i pazienti, perché il compito degli infermieri era mutato: ora si trattava di far sentire i ricoverati persone normali. </p>
<p>Il monologo ha riportato allora alla memoria quadretti spensierati che andavano dal pranzo con i pazienti, ai loro sorrisi durante il tempo libero, alle uscite in comitiva, al dottore che spingeva il personale a instaurare relazioni sincere, piuttosto che pulire da cima a fondo le camere. Tale serenità, tuttavia, si è spenta nell’infermiera nel momento in cui è dovuta andare in pensione, a dimostrazione del fatto che, da inferno che era, il manicomio era diventato un luogo in cui si stava bene, serenamente. Certo, lavorare con i malati mentali costa una fatica immensa, ma per lo meno dopo la riforma Basaglia la coscienza del personale medico era pulita. </p>
<p>In conclusione, Giulia Lazzarini ha diretto una critica alla mentalità comune, spiegando che il manicomio può anche essere stato abolito, ma nella mente una persona è libera di pensare che un uomo valga più di un altro o che attraverso la violenza si possa risolvere qualcosa. Tutte idee, queste, che rappresentano ciò contro cui si è opposto Basaglia. Lo spettacolo è stato apprezzato calorosamente dall’intero pubblico e Giulia Lazzarini ha dimostrato ancora una volta le sue grandi doti di interprete, regalando un totale coinvolgimento emotivo e vari spunti su cui riflettere. </p>
<p><strong>Simone Greco<br />
VLA</strong></p>
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	</item>
		<item>
		<title>Che fai, dormi? Eh…è finito?</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Dec 2011 17:17:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>teresaciceri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema e teatro]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura e costume]]></category>

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		<description><![CDATA[“Breaking Dawn – parte1”. Eh sì, perché una ragione puramente commerciale ha spinto i produttori – tra cui la già &#8230;<p><a href="http://vispateresa.wordpress.com/2011/12/05/che-fai-dormi-ehe-finito/">Continua a leggere &#187;</a></p><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=vispateresa.wordpress.com&amp;blog=9808954&amp;post=1524&amp;subd=vispateresa&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_1525" class="wp-caption alignleft" style="width: 147px"><a href="http://vispateresa.files.wordpress.com/2011/12/images-1.jpeg"><img src="http://vispateresa.files.wordpress.com/2011/12/images-1.jpeg?w=529" alt="" title="images-1"   class="size-full wp-image-1525" /></a><p class="wp-caption-text">ifilmissimi.net</p></div>“Breaking Dawn – parte1”. Eh sì, perché una ragione puramente commerciale ha spinto i produttori – tra cui la già straricca scrittrice Stephenie Meyer &#8211; a spezzare l’ultimo capitolo della fortunata saga di “Twilight” in due tronconi. Ma si è trattata di una mossa azzardata: la qualità del film appena uscito è addirittura inferiore a quella del primo capitolo e questo non sarà di certo un incentivo per recarsi al cinema la prossima volta. </p>
<p>Credete che sia un giudizio esagerato? Suvvia: siamo realistici e oggettivi! L’aspettativa era alta, come, presumibilmente, anche il budget – il lussuoso vestito da sposa di Bella, creato appositamente da Carolina Herrera, lo testimonia. Allora come ci si spiega 117 minuti di interminabili piagnucolii, frasi o solo sussurrate o solo urlate, senza vie di mezzo…? Se ci penso, ancora adesso non mi capacito di come il regista Bill Condon abbia saputo riempire quasi due ore di pellicola giocando quasi unicamente con gli sguardi dei personaggi. Sguardi che, stando al libro, sarebbero dovuti essere pieni di passione, tormento, tristezza, paura, rabbia… ma che in realtà hanno avuto la sola funzione di rendere stereotipi i personaggi, che non accennano a cambiamenti per tutta la durata del film. Così, Bella è quella con lo sguardo spento di chi non dorme da due settimane; Edward è quello che tiene sempre gli occhi bassi, come in perenne dialogo interiore con se stesso e Jacob è l&#8217;arrabbiato. Ma non sono solo gli sguardi a non mutare. Il film, infatti, è divisibile in tre lunghi momenti, che possiamo intitolare sinteticamente “ Il matrimonio”, “L’isola Esme” e “La gravidanza”. </p>
<p>La scena del matrimonio occupa la prima mezz’ora della pellicola e si svolge quasi unicamente nel giardino di casa Cullen; la cerimonia dura sì e no 35 secondi, il resto del tempo è dedicato a danze, vedute aeree, spezzoni di dialoghi tra gli invitati e alla patetica rappresentazione di quello, che nel libro, era il litigio tra Jacob e Bella. Già, patetico, perché ancora una volta lo spirito guerriero di Bella viene del tutto soffocato in un pianto senza parole, sottomesso alla furia del licantropo. “L’isola Esme” era il momento più atteso: finalmente l’amore misurato, controllato e statico di Edward e Bella si sarebbe dovuto concedere un attimo di normale vita coniugale sotto le lenzuola. Ma chi si aspettava una lunga e memorabile scena di sesso è rimasto deluso: in realtà la scena dura complessivamente 5 minuti, 3 dei quali narrati sotto forma di flash back. Segue un interminabile scambio di sguardi tra i due sposi: Edward guarda inorridito Bella, Bella guarda Edward senza capire cosa stia succedendo di tanto grave. Infine, comincia la più lunga delle sequenze: “La gravidanza”. Il bambino rischia di uccidere Bella dall’interno, così tutti i Cullen cercano di convincerla ad abortire; tuttavia Bella non vuole farlo e chiede aiuto a Rosalie, che sembra essere l’unica a capirla. I lupi scoprono l’esistenza del nascituro e anche loro vogliono liberarsene, allora Jacob si schiera in difesa di Bella, abbandonando il branco. Bella poi ha un distacco di placenta e sembra sul punto di morire, ma Edward interviene in tempo e la trasforma in vampiro.</p>
<p>Una decina di righe per descrivere in modo abbastanza completo un’ora di film. Ciò testimonia il motivo per cui è impossibile ricordarsi nei particolari la sequenza della gravidanza di Bella: è annacquata. Senza contare che questo spezzone è del tutto contrastante con il resto del film, poiché assume caratteri decisamente cruenti; la scena del parto, poi, è particolarmente sgradevole: il sangue e le urla sono i protagonisti e associati all’ottimo lavoro di truccatori e tecnici, che hanno trasformato Bella in una creatura denutrita e sfinita, producono un effetto davvero nauseante. Per quanto riguarda l’imprinting e il finale non perdo nemmeno tempo a commentare: Jacob guarda Renesmee, si inginocchia e vede le nuvole e il futuro. Bella, invece, si limita alla mossa più prevedibile del mondo: spalanca gli occhi rossi e iniziano i titoli di coda.</p>
<p>Insomma, un ipocrita evento commerciale, che non è nemmeno riuscito a raggiungere i minimi standard di qualità. </p>
<p><strong>Roberta Maestri<br />
V LA<br />
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