Venerdì 11 novembre 2011, per conto dell’associazione “I Bambini di Ornella”, ho intervistato Anna, studentessa del quarto anno del liceo “Teresa Ciceri” di Como, la quale, come me l’estate scorsa, vorrebbe recarsi in Africa per un periodo di volontariato come ospite della sopracitata associazione, che da anni lavora attivamente in Senegal, più precisamente a Kelle (villaggio delle Comunità Rurale di Yenne), per aiutare i bambini bisognosi.
“Cosa significa per te viaggiare?”, subito le ho chiesto e lei, con un sorriso, mi ha risposto: “Il verbo “viaggiare” dovrebbe essere sempre connesso al verbo “conoscere”, ma oggigiorno non è così. In passato si parlava di viaggiatori, di persone che viaggiavano con lo scopo di conoscere altre culture, altri popoli; oggi si parla di “visitatore frettoloso”, come lo definisce Todorov, che non ha tempo di conoscere, che si ferma in un luogo per troppo poco tempo e ne visita musei, piazze e chiese, non ha interesse ad entrare in contatto con gli abitanti.
Questi “viaggi lampo”, se così si possono definire, dipendono da vari fattori: la maggior parte della gente lavora e ha davvero poco tempo da concedere alle vacanze, poi va considerato il fatto che entrare a contatto con un’altra cultura, oltre che tempo, richiede impegno, perché bisogna capire cosa sta alla base delle tradizioni, spesso così differenti dalle nostre e inoltre molte volte non si ha nemmeno il tempo di progettare viaggi e ci si affida a quei pacchetti “All inclusive”, dove a te non tocca far nulla, se non prendere l’aereo, l’auto o il treno: al resto non devi pensare, c’è qualcuno che l’ha fatto per te.
Ovviamente la conoscenza dei popoli, in questi pacchetti, è quasi sempre esclusa, spesso perché ai visitatori non si vuole mostrare la realtà così com’è, anche nei suoi aspetti peggiori, perché ai turisti bisogna mostrare solo il bello. Infine, ultimamente si ha la mania di visitare “tutto e niente”, ovvero si fanno quei viaggi in cui si sta fermi due o tre giorni in una città, giusto per aggiungerla all’elenco dei posti già visitati, ma, come dice Saramago “Viaggiare dovrebbe essere tutt’altro, fermarsi più a lungo e girare meno”.
Io voglio mettermi in gioco, non voglio essere una semplice turista, non vado in Senegal per dire “Sono stata in Africa” o per vedere le bellezze del paese, ma per conoscere quello che c’è sotto”.
Vedendola così entusiasta le ho domandato se per lei viaggiare sia una forma di felicità, Anna mi ha riposto con un secco “sì”, affermando che il viaggio è una delle tante facce della felicità, riempie il cuore di gioia. “Non hai paura di rimanere delusa?”, ho insistito io. “No – mi ha risposto Anna – perchè quando viaggiamo facciamo sempre due viaggi: prima viaggiamo con la fantasia, progettiamo e pianifichiamo, ma, una volta partiti, se ci rendiamo conto che quello che abbiamo davanti non rispecchia le previsioni, non vuol dire che il viaggio sia deludente; un’esperienza come quella che sto per compiere supererà di gran lunga le mie aspettative!”.
Ho concluso l’intervista domandandole se per lei il viaggio sia un motivo di crescita interiore, la sua riposta è stata: “Certo, ogni viaggio lo è, che si parta per volontariato, per divertimento o per un’avventura ci si trova sempre davanti ad imprevisti o situazioni nuove. Credo però che in un viaggio come questo la crescita non sarà immediata, ma avverrà una volta tornata a casa; sono una che dell’Italia vede solo ciò che è negativo, non mi rendo conto che ho tutto e c’è chi sta peggio; parto con la speranza di tornare e iniziare a vedere gli aspetti positivi del mio Paese perché, come ha scritto Soldati “Non capisce, forse, non ama il proprio paese chi non l’ha mai abbandonato almeno una volta”.
Non devo aggiungere altro alle parole di Anna, mi complimento con lei e le auguro buona fortuna. Le si legge in viso che lei non parte per fare la semplice turista, ma per aiutare gli altri, per conoscere davvero quel popolo così diverso, lontano da noi e visto da gran parte della gente come povero e mal organizzato; insomma, parte perché non vuole “giudicare il libro dalla copertina” come invece fanno molte persone.
Stefania Nava
Classe 5 SC
Davvero un articolo stupendo, emozionante!