E’ un unico geniale colpo di scena il nuovo film della saga di “Sherlock Holmes”, diretto ancora dall’eccezionale Guy Ritchie.
L’intricata trama si svolge tra Inghilterra, Germania, Svizzera e Francia, in un continuo mutamento di paesaggi e costumi: la resa storica e delle tradizioni di ogni nazione è stata curata al dettaglio; perfino la musica è stata adattata ai diversi popoli, contribuendo ad immergere lo spettatore in un’atmosfera multi – etnica.
Ma ciò che lascia il pubblico letteralmente a bocca aperta sono gli effetti speciali e la brillante interpretazione degli attori protagonisti. Sebbene l’uso del rallenty sia un po’ eccessivo e non faciliti il coinvolgimento, alcune scene si sono rivelate particolarmente azzeccate: come dimenticare il pathos della lunga, faticosa fuga di Sherlock, Watson e dei loro complici zingari attraverso i boschi? La tensione, l’adrenalina di sentirsi alle spalle i nemici armati e le bombe in avvicinamento sono trasmessi attraverso movimenti straziatamene lenti, che mettono in evidenza le espressioni atterrite dei fuggiaschi. Di grande effetto è anche la scena in cui Sherlock precipita nella cascata insieme a Moriarty: in questo caso il rallenty permette di assaporare fino in fondo lo sgomento per quella che sembra essere la fine definitiva del caro investigatore.
Alle scene rallentate sono contrapposte altrettante interessanti scene veloci e piene d’azione, come l’esilarante rianimazione di Sherlock in extremis: l’investigatore perde i sensi tra le braccia della zingara Sim e il suo cuore cessa di battere. Watson tenta disperatamente di rianimarlo con un massaggio cardiaco, ma non c’è nulla da fare. Improvvisamente il dottore si ricorda del siero regalatogli dall’amico come regalo di nozze: lo inietta direttamente nel suo cuore e nel modo più rocambolesco possibile, Sherlock si riprende e in men che non si dica inizia a correre per il vagone del treno.
Come non commentare, poi, le meravigliose performance di Robert Downey Jr. , alias Sherlock Holmes e di Jude Law, alias Watson. Comici, drammatici, sono stati in grado di dare concretezza ai loro personaggi, conferendogli una fisicità difficile da trovare sul grande schermo freddo del cinema. In particolare Robert Downey Jr. si è distinto per una perfetta caratterizzazione di Sherlock Holmes, un eccentrico e geniale investigatore londinese: l’attore si è dimostrato allo stesso livello di Johnny Depp nei panni di Jack Sparrow, che per l’indole anticonformista e strampalata ricorda molto il personaggio si Sherlock.
Infine è doveroso riconoscere la somiglianza con il racconto di Conan Doyle; il finale, in particolare, ricalca alla perfezione quello originale. Per ovvie ragioni di carattere morale – tra cui figura anche il non rovinarvi il gusto di andare a vedere il film – non vi svelerò i contenuti delle ultime scene. Vi anticipo solo un “The End?”
Roberta Maestri
Classe VLA