“Non interpreto il personaggio, è lui che parla attraverso di me”. Così Giulia Lazzarini, nota attrice dalla carriera ricca di esperienze sia televisive che teatrali, ha definito il suo ruolo di attrice per quel che riguarda l’ultimo lavoro a cui ha dedicato tutta sé stessa: “Muri-Prima e dopo Basaglia”.
Commentando la sua preparazione a tale rappresentazione, Giulia Lazzarini ha tenuto a precisare che tutto ciò che fa sulla scena le appare difficile, problematico, tutto le costa una grande fatica interiore, tutto costa il prezzo di una lotta con sé stessa e le cose. Ma alla fine, sempre, il risultato appare al pubblico semplice, ed è proprio questo lo scopo del suo modo di recitare: rendere tematiche impegnative il più semplicemente possibile, affinché anche lo spettatore possa godere delle stesse emozioni che lei stessa porta sul palco.
“Muri” illustra dettagliatamente il mondo dei manicomi prima e dopo la riforma Basaglia. Inizialmente il manicomio era sostanzialmente un luogo di segregazione, di maltrattamento, posizionato lontano dai centri abitati poiché i malati erano considerati un pericolo per la società. Per far sì che i “disturbati” non dessero problemi di alcun tipo, venivano attuate delle tecniche di contenimento atroci, quali tenere legati al letto notte e giorno i pazienti, alternare bagni gelidi e bollenti, iniezioni di insulina ecc. Si praticavano anche soluzioni chirurgiche: esportare o separare parti del cervello, lobotomia e altre disumane operazioni.
Poco più avanti venne introdotto l’elettroshock, terapia basata sull’induzione di convulsioni nel paziente successivamente al passaggio di corrente elettrica attraverso il cervello. Inutile dire quanti morti all’anno un manicomio arrivava a contare. In seguito alla nascita di alcuni movimenti di antipsichiatria, il 13 maggio del 1978 si giunse all’approvazione della legge promossa da uno psichiatra di nome Franco Basaglia. Essa impose la chiusura dei manicomi e regolamentò il trattamento sanitario obbligatorio, istituendo i servizi di igiene mentale pubblici. Tale riforma voleva soprattutto essere un modo per modernizzare l’impostazione clinica dell’assistenza psichiatrica, instaurando rapporti umani rinnovati con il personale e la società, riconoscendo appieno i diritti e la necessità di una vita di qualità dei ricoverati, seguiti e curati anche da strutture territoriali.
Questo è lo sfondo della rappresentazione teatrale “Muri” che ha visto impegnata Giulia Lazzarini al Teatro Sociale di Como lo scorso 17 novembre. L’attrice di origini milanesi si è immedesimata nelle vesti di un’infermiera psichiatrica triestina, Mariuccia, e ha raccontato il cambiamento che ha vissuto sulla sua pelle. Ha descritto i momenti che hanno segnato la vita professionale e umana dell’infermiera che ha visto bastonare davanti ai suoi occhi centinaia di pazienti e superiori disinteressati che permettevano barbarie di questo tipo. Da condannare era il sistema che, senza un briciolo di umanità, ammetteva tali trattamenti. Proprio grazie alla riforma Basaglia il suo ruolo è cambiato completamente: i dottori non si ponevano più con superiorità arrogante nei confronti del personale e i pazienti erano sollecitati a dare libero sfogo alle loro passioni, come la pittura o il teatro. Con tenerezza la Lazzarini ricorda i rapporti che si stringevano con i pazienti, perché il compito degli infermieri era mutato: ora si trattava di far sentire i ricoverati persone normali.
Il monologo ha riportato allora alla memoria quadretti spensierati che andavano dal pranzo con i pazienti, ai loro sorrisi durante il tempo libero, alle uscite in comitiva, al dottore che spingeva il personale a instaurare relazioni sincere, piuttosto che pulire da cima a fondo le camere. Tale serenità, tuttavia, si è spenta nell’infermiera nel momento in cui è dovuta andare in pensione, a dimostrazione del fatto che, da inferno che era, il manicomio era diventato un luogo in cui si stava bene, serenamente. Certo, lavorare con i malati mentali costa una fatica immensa, ma per lo meno dopo la riforma Basaglia la coscienza del personale medico era pulita.
In conclusione, Giulia Lazzarini ha diretto una critica alla mentalità comune, spiegando che il manicomio può anche essere stato abolito, ma nella mente una persona è libera di pensare che un uomo valga più di un altro o che attraverso la violenza si possa risolvere qualcosa. Tutte idee, queste, che rappresentano ciò contro cui si è opposto Basaglia. Lo spettacolo è stato apprezzato calorosamente dall’intero pubblico e Giulia Lazzarini ha dimostrato ancora una volta le sue grandi doti di interprete, regalando un totale coinvolgimento emotivo e vari spunti su cui riflettere.
Simone Greco
VLA